Benedire le ombre

Da ricercatrice spirituale quale sono, mi capita quotidianamente di leggere articoli, post e informazioni sul web riguardanti gli argomenti di cui tratto e che indago con vivo interesse.

Mi capita, dunque, di imbattermi in riflessioni e pensieri altrui sulle tematiche più disparate riguardo il mondo della spiritualità. Di recente, forse proprio a causa della quarantena forzata per via del covid-19, ho letto sempre più spesso post che parlavano del rifiuto delle emozioni negative e della conseguente e consigliata concentrazione solo sul positivo per non alimentare la forma-pensiero di paura, rabbia e frustrazione che aleggia intorno a noi. Al contempo, si fa spesso riferimento anche all’elevazione spirituale come a qualcosa dal quale guardarsi, perché eliminare le emozioni e il negativo è dannoso, visto che fa parte di noi in quanto esseri umani. Puntare a vibrazioni più alte sarebbe dunque da evitare perché questo creerebbe un nuovo trauma interiore:  implicitamente si giudicano sbagliate le vibrazioni più basse e si finisce così per sviluppare il senso di colpa.

Tutto questo ha fatto sorgere in me una riflessione profonda che voglio condividere e che appartiene al mio sentire, alla mia personale verità che non è necessariamente anche quella altrui.

1. Repressione… o accoglienza?

Tra i più grandi ricercatori e maestri spirituali non si è mai incentivata la repressione di un’emozione, sia essa positiva o negativa. È risaputo anche in ambito medico, psicologico e scientifico che soffocare, trattenere, rifiutare e reprimere emozioni, stati d’animo, parti della personalità sia estremamente dannoso a livello fisico e psicologico. Lo stesso significato semantico delle parole soffocare, trattenere, rifiutare e reprimere rimanda a qualcosa di negativo che implica una sofferenza. La vera guida spirituale non vi direbbe mai di nascondere le emozioni, che sono espressioni naturali e biologiche del nostro corpo e che in più di un’occasione hanno contribuito a salvarci da eventi e situazioni nelle quali eravamo invischiati. Spesso rappresentano un meccanismo di difesa e di sopravvivenza, per cui ne comprenderete l’importanza fondamentale.

rifiuto

Ciò che la guida può consigliarvi è lavorare su quelle emozioni, e ci sono metodi e pratiche ben precise per poterle affrontare. Molte delle emozioni che proviamo producono dolore e sofferenza che si riversano irrimediabilmente anche nel corpo fisico, ci provocano un malessere talvolta straziante che non sappiamo gestire. Quando queste emergono in superficie (perché in verità sono sempre dentro di noi, nascoste nelle profondità del nostro inconscio) possiamo percepire una voragine buia spalancarsi sotto di noi che minaccia di inghiottirci, se solo oseremo volgerle lo sguardo. Allora il più delle volte tutto quello che facciamo è distogliere gli occhi, distrarci, fingere che quell’oscurità non esista. La neghiamo con tutti noi stessi perché non possiamo accettare che ci sia tanta forza negativa in noi. Facciamo tutto questo come reazione naturale, è la risposta immediata e istintiva che mettiamo in pratica senza sapere che più la nasconderemo, più essa si fortificherà, crescendo, prosperando e ripresentandosi alla prima occasione utile.

Ecco perché la spiritualità – che può essere supportata anche dalla psicoterapia e altre  scienze umane – può aiutare a risolvere tali conflitti interiori, laddove si presentano, offrendo strumenti validi. Il lavoro spirituale prevede l’accoglienza amorevole di ciò che proviamo, l’accettazione profonda e la disidentificazione da certe dinamiche.

conosci te stesso

 

Molti credono che risvegliarsi a nuove consapevolezze e abbracciare una nuova spiritualità sia un percorso gioioso, bello e pieno di luce che consente di vedere il mondo come fosse cosparso di zucchero filato (a questo proposito, ti rimando al mio vecchio articolo “Ombre sul cammino“). Quello che in questo ambito viene raramente detto è che in verità il lavoro spirituale su di sé porta a conoscersi profondamente e perciò a sperimentare il buio che si ha dentro, vedendolo in faccia per quello che è. Si impara poi ad accoglierlo, accettarlo, lavorarlo e guarirlo. Questa non è repressione, ma conoscenza profonda di sé. Non è positività a tutti i costi, ma saper trarre un insegnamento utile da ogni situazione, bella o brutta che sia, perché siamo esseri in continua crescita e crescere, si sa, non è un cammino solo roseo e profumato.

Da piccoli, quando crescevamo di statura, attraversavamo periodi dolorosi, in cui le articolazioni dolevano, la febbre saliva e avvertivamo dolori diffusi. In quei processi periodici ogni nostro organo doveva aumentare il proprio volume, i tessuti dovevano farsi più elastici, le cellule epiteliali dovevano riprodursi costantemente per far fronte all’aumento della superficie corporea da proteggere, le ossa dovevano crescere, i muscoli tendersi e allungarsi… a ben pensarci, non è uno scherzo. Perché dovrebbe essere diverso per la crescita spirituale e personale? Guarire emozioni, sgretolare convinzioni e attaccamenti, accedere a nuove percezioni è un cambiamento bellissimo, ma non meno doloroso di quello che affronta il bruco che strappa la crisalide per rinascere farfalla. Sostare nel buio e nell’ombra offre ricchezze inimmaginabili, se lo si fa con lo sguardo di chi, da quell’oscurità, intende imparare e rinascere. Siamo stati abituati dalla società e dalla cultura vigente da almeno due millenni a concepire il buio come sinonimo di male e di diabolico, è normale che la nostra prima reazione sia quella di rifuggirlo. Sta a noi imparare a destrutturare queste vecchie convinzioni per abbracciarne di nuove, più armoniche e naturali.

2. Alimentare le giuste forme-pensiero.

Si crede che reprimere le emozioni e le proprie naturali reazioni equivalga automaticamente ad “agganciarsi” a eggregore positive e più salutari, perché quelle a matrice negativa che abbiamo intorno sono troppe, potenti e pericolose. Credendo questo non facciamo altro che ingannarci, passo di seguito a spiegare il perché. L’eggregora risponde a ciò che SEI, non a ciò che FAI. Notate la differenza? Le eggregore, anche conosciute come forme-pensiero, sono ammassi vibrazionali creati (spesso inconsapevolmente) dall’essere umano e raccolgono le vibrazioni del pensiero e delle emozioni. Sono esseri incorporei scaturiti da pensieri ossessivi e collettivi in grado di influenzare le attitudini e la vita sul piano materiale.

demone

Ipotizziamo che una nostra amica provi tristezza, paura, angoscia, rabbia, ecc. Ella rifiuta e reprime queste emozioni perché le giudica sbagliate, quindi si obbliga a sorridere e finge di non provare tali movimenti interiori. Questo non significa che non ci siano più. Non li ha eliminati, bensì ha solo nascosto la polvere sotto il tappeto. La nostra amica non emanerà affatto le emozioni più elevate dell’amore, della gioia, della gratitudine. La vibrazione che trasuderà da lei sarà quella contenente non solo la tristezza, la paura, l’angoscia e la rabbia, ma anche la menzogna (quella che racconta a se stessa), il senso di colpa (per non essere in grado di provare emozioni più “alte”), la vergogna (per non essere all’altezza della sua spiritualità), l’orgoglio (che le impone di rifiutare ciò che prova davvero). A quale eggregora si aggancerà questa nostra conoscente, dunque? Le forme-pensiero negative possono davvero rappresentare un pericolo, ma non è con la finzione che eviteremo di nutrirle, e qui torniamo al punto 1 e all’importanza del lavoro su di sé, che a lungo andare lascia spazio alla naturalezza dell’amore e della gioia incondizionati.

3. Elevare la coscienza o restare umani? Questo è il dilemma. 

Le emozioni (negative e positive) fanno parte di noi, dunque tutte le discipline che puntano a eliminarle al fine di permettere alla coscienza di elevarsi sono sbagliate, menzognere e rendono l’essere umano un automa, un mutante, un robot asettico e sterile. Con queste affermazioni penso che si fraintenda spesso il vero significato della cosiddetta elevazione spirituale, per cui proverò a fare un po’ di chiarezza.

Come già analizzato nel punto 1, le emozioni sono biologiche, naturali e normali, ma ciò non significa necessariamente che siano benefiche per il nostro organismo, soprattutto quando non siamo in grado di lasciarle andare e sviluppiamo nei loro confronti degli attaccamenti (ché l’attaccamento non è solo rivolto alle cose materiali, come vogliono farci credere certe discipline e filosofie farlocche). L’emozione provoca reazioni importanti a livello neuronale, ormonale, organico… e se è vero che questi processi sono naturali, non lo è altrettanto il permanere in stati di perpetua ansia, tristezza, ira, ecc. A lungo andare, questo lavorio costante e concitato provoca vere e proprie lacerazioni interne negli organi, nei tessuti, nelle cellule, tali per cui si presenta la malattia. Se, dunque, da un lato le emozioni fanno parte del nostro sistema biologico, dall’altra non è bene per l’essere umano trattenerle a sé, e questo ve lo possono confermare le neuroscienze, la neuropsichiatria, la metamedicina e tante altre discipline ben più competenti di me in materia. L’animale stesso prova paura davanti alla minaccia di un predatore, e quell’emozione gli è utile per innescare l’istinto di sopravvivenza, tuttavia, scampato il pericolo, non si abbandona al ricordo e all’angoscia di ciò che sarebbe potuto accadere se fosse stato catturato, errore che invece appartiene alla specie umana.

Ebbene, elevarsi significa crescere e imparare a non identificarsi con emozioni che derivano da traumi passati che nel presente non ci appartengono più. Questo significa che con il percorso di elevazione spirituale imparerai che tu non sei affatto la tua rabbia, la tua vergogna, il tuo egoismo, la tua remissività (approfondisci l’argomento leggendo l’articolo “Guarire se stessi e la propria famiglia“). Imparerai che tutte queste sono maschere che ledono alla tua vera identità, rimasta sepolta da strati di convinzioni depositatisi nell’infanzia e nell’adolescenza, subendo poi una calcificazione. Apprenderai di essere nato pagina bianca sulla quale in molti (famiglia, educazione, società, religione) hanno scritto una storia che non è la tua; ebbene, tornerai a essere pagina bianca, intonsa, luminosa e incontaminata. Attenzione: non significa che verrai resettato, le tue esperienze resteranno tue, ma anziché vederle sulla pelle come ferite e cicatrici dolorose, le guarirai definitivamente e imparerai a vedere la bellezza che quelle stesse esperienze ti volevano mostrare.

bambino

Elevare la propria coscienza offre la possibilità di guarire profondamente i traumi del passato, spogliarsi da ogni maschera e riscoprirsi nudi, laddove la nudità rappresenta lo stato di gioia, amore, serenità e pace profondi che si sperimentano una volta tolti tutti gli strati. Ecco che allora, in tale stato d’essere riscoperto e ritrovato, si potrà “vibrare alto”. Le emozioni si trasformeranno naturalmente in sentimenti duraturi che comprenderanno la compassione vissuta alla sua ottava più alta. Alzare la propria vibrazione non è sbagliato, ma lo è volerlo fare a tutti i costi, con coercizione e sforzo disumano. Il processo di elevazione spirituale e la sperimentazione di stati più alti si dovrebbe attraversare con piena serenità, abbracciando le proprie ombre e senza giudizio.

Conclusioni.

Se mi leggete e/o mi conoscete di persona, saprete che tendo per natura a trarre il positivo da ogni cosa che mi capita (compresa la quarantena che stiamo attraversando). Vedere il bello anche dove apparentemente non c’è non significa che le ombre debbano essere negate, anzi. Di tempeste interiori ne ho vissute parecchie, alcune anche molto furiose, e questo mi ha permesso di sperimentare sulla mia pelle le cose di cui ho trattato in questo articolo. Proprio perché conosco le ombre e il buio che ho dentro, così come anche le dinamiche che in e da esso sono scaturite ho pensato di mettere sul piatto la mia percezione delle cose, affinché possa essere utile ad altri a ricercare il proprio sentiero interiore, quello che ognuno sente più giusto e più vero per sé. Ho appreso a mie spese che giudicare le emozioni negative e le nostre ombre interiori come qualcosa di sbagliato e con senso di colpa crei solo ulteriori lacerazioni interne.

buio

Ho visto negli occhi un’oscurità che non credevo esistesse, ma nel bel mezzo del buio, senza vedere a un palmo dal naso, mi sono ritrovata a benedirla. Benedirla anche in mezzo alle lacrime. Benedirla persino nella paura di morire. Benedirla soprattutto nelle sue manifestazioni più estreme. Perché è solo in quel momento, in quella sorta di crocifissione, che il velo del buio si squarcia per lasciare entrare la luce e perché quei momenti sono stati altamente trasformativi, seguiti da cambi di rotta indispensabili per la mia vita e il mio percorso.

Accogliere, benedire, ringraziare sono le parole d’ordine alle quali ormai mi affido per affrontare il buio, perché senza di esso non ci sarebbero la luce e la vita. Non possiamo concentrarci sulla vita fingendo che non esista la morte, perché sono entrambe parti della stessa moneta. Benedire la notte come ricca di potenzialità permette di attraversarla (non di combatterla!) con serenità e di vivere il levare del sole come una vera, grandiosa Resurrezione.

Mel

Per approfondimenti e dubbi sul lavoro su di sé, ti rimando a due miei vecchi articoli particolamente esplicativi:

 

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