Sulle Sponde di Boscomadre

Non ho una Laurea e (non) valgo molto

Oggi vi racconto una storia, la mia. Lo faccio perché credo ce ne sia bisogno e che la mia esperienza possa essere utile ad altri.

Una decina di anni fa avevo aspirazioni grandiose per me (o almeno così le vedevo allora). Mi ero iscritta all’Accademia di Belle Arti, mi sarei laureata e poi avrei fatto finalmente il lavoro per cui pensavo di essere nata. Avrei avuto una casa mia, una vita mia, sarei stata felice.

Eppure i piani che l’Universo e la mia Anima avevano per me erano altri, e così il bell’arazzo che avevo immaginato iniziò a sfumare. Un pezzo alla volta, si disintegrò, lasciandomi col vuoto fra le mani.

certezze che si sgretolano

Non sto qui a riportare tutte le difficoltà che incontrai nel mio percorso di studi, perché non servono ai fini di questo articolo, ma sappiate che furono molte, una dietro l’altra. Giunsi in breve tempo a sentire che la strada che avevo scelto non fosse quella giusta, così all’ultimo decisi per un drastico cambio di rotta. Abbandonai l’Accademia dopo aver dato l’ultimo esame che mi mancava prima della discussione della tesi. Per alcuni fu follia, per altri coraggio, ma non è questo l’importante. All’epoca per me fu una crisi esistenziale di portata epocale che mi sarei trascinata dietro per diversi anni e che oggi ringrazio come la mia migliore amica. Fatto sta che non mi laureai e questo mi fece sentire una persona di scarso valore in ogni ambito della mia vita. Non ero nessuno perché non c’era nessun foglio a definirmi, a darmi un’identità, a dire che io valevo qualcosa. O almeno, questo era quello che pensavo.

Negli anni a venire questa convinzione si cristallizzò in me e mi trasformai nel fantasma di me stessa. Non potevo avere voce in capitolo su alcuna questione, perché non ero nessuno, ero un fallimento totale. Vivevo costantemente paragonando le mie sconfitte alle smaglianti vittorie di altri e non facevo che correre come una forsennata alla ricerca di qualcosa che mi desse la possibilità di riscattarmi almeno un po’, di riacquistare luce e valore agli occhi altrui, ma la verità era che avevo bisogno di trovare quella luce e quel valore dentro di me, non all’esterno. Solo che ancora non lo sapevo.

angoscia fallimento

Nonostante tutti i miei studi e le mie conoscenze, non mi sentivo in diritto di parlare, di di creare una professione che fosse mia, di entrare in qualsiasi discorso in cui un laureato avrebbe potuto darsi un tono, facendomi sentire ancora più inutile.

Sono trascorsi anni da allora, anni in cui ho imparato a lavorare sodo su di me e a vedere il mondo secondo altri paradigmi. Non condanno niente di quel periodo, tornassi indietro ripeterei ogni tappa, perché mi è servita a trasformarmi in ciò che sono oggi: un individuo consapevole della propria Luce interiore e intenzionata a farla brillare e donarla al prossimo, nonostante le pareti di casa mia non siano affollate di attestati e certificati impreziositi da belle cornici. E trovo ci sia molto da riscoprire in questo concetto.

Siamo così abituati a racchiuderci in definizioni, a guardare all’autorità altrui come fosse una caratteristica divina imprescindibile che non ci accorgiamo di quanto questi meccanismi siano per noi deleteri. Ci sono non laureati che hanno una ricchezza interiore e un’apertura mentale che una laurea non gli avrebbe mai dato. Ci sono persone che proprio per non aver frequentato le “scuole alte” hanno avuto modo di sperimentare la vita in modo differente, assaporarla senza dogmi e preconcetti, perché diciamolo: l’istituzione scuola dei giorni nostri non solo fa acqua in più punti, ma ha un rigore e una rigidità tali da impedire alla sacra creatività di manifestarsi negli individui. Oggi l’educazione è divenuta qualcosa di molto simile alla prigionia, poiché è superata, obsoleta e molto del sistema scolastico andrebbe rivisto e modificato a partire dalle sue radici. La libera espressione delle facoltà di un individuo e le naturali inclinazioni dell’allievo dovrebbero sempre essere prese in considerazione dall’educazione, che non può essere uguale per tutti, indistintamente. Ogni essere umano costituisce un universo a sé, cosa che l’educazione moderna non contempla, poiché il fine ultimo è quello di incasellarci, rendendoci apparentemente tutti uguali, ma profondamente frustrati e pieni di conflitti e traumi interiori.

educazione scuole

Con questo non voglio sminuire i titoli di studio di nessuno, sia chiaro, ché se non ci fossero specialisti in medicina o in architettura (per fare un esempio), molto verrebbe a mancare nella nostra società e nel benessere umano. Conosco tante gente che non ha una laurea eppure il suo sapere ha un valore inestimabile, perché fa esperienza della vita con una saggezza che sarebbe molto utile da divulgare. Arricchirebbe e migliorerebbe le esistenze di molti, eppure molti di loro, come ho fatto io per lungo tempo, non osano diffonderla perché sentono di non averne il diritto.

Trovo che sia giunto il momento di iniziare a disgregare questo dannoso schema mentale collettivo. Abbiamo bisogno di un mondo che smetta di aspirare alla staticità e alla calcificazione delle vecchie idee a favore dell’apertura di cuore e di mente che in molti possono offrire in base al loro individuale sentire. Cambiare prospettiva e vedere le cose in modo differente da quello che il Sistema ci insegna dovrebbe rappresentare per tutti una ricchezza, una fonte di confronto costruttivo e di scambio culturale. Invece ci sentiamo inferiori, alla stregua di scarti umani indegni di qualsiasi considerazione.

Sembra che oggi, se non hai una laurea, devi tacere. Non importa se quello che hai scoperto o se il tuo modo di vivere potrebbe rivoluzionare il mondo. Devi tacere lo stesso, perché non sei nessuno. Eppure anche il celebre Einstein non era nessuno prima di formulare le sue rivoluzionarie teorie, ma ce lo siamo dimenticato.

stai zitto

Nel 1998, Giuliano Preparata, docente di Fisica all’Università Statale di Milano, parlava così a Report.

⚗️La Scienza è una vocazione, non è carriera, diceva. Il vero scienziato è curioso e aperto nei confronti delle ipotesi, delle domande e delle teorie proposte da chi non è interno all’ambiente scientifico.

⚗️La vera Scienza non si chiude in se stessa, non dà assolutismi, non promulga dogmi fissi e immutabili nel tempo.

⚗️Se giungessero un Einstein o un Pitagora a bussare alla comunità scientifica odierna con in mano le loro teorie, nessuno li considererebbe.

Questo si diceva nel 1998. In un programma Rai. Mi chiedo se oggi, nel 2020, un tale intervento sarebbe accettato e mandato in onda senza censure. Di seguito trovate il video, nel caso in cui foste interessati a vederlo e ad ascoltarlo.

E’ un discorso ben più profondo di quanto potrebbe sembrare e che tocca molti più ambiti di quello accademico e/o scientifico. Per fare un esempio terra-terra, vale anche per il nostro strettissimo sistema di credenze personali. Basta che arrivi uno da fuori a dire: “Oh, guarda che forse non è come la vedi tu, prova a guardare le cose da quest’altra prospettiva”, che subito ci si inalbera. E allora inizia tutta una sfilza di: “che diritto hai, tu, di dirmi che le cose non stanno come dico io? Che titolo possiedi, tu? Non sai quante lauree ho io! Non parlare di quello che non sai!”. E’ vero o no? Quando invece a volte basterebbe smettere di indossare la maschera corrosiva dell’orgoglio e dell’arroganza e restare in quello stato salutare di curiosità permanente in cui vivono i bambini, quella vivacità di spirito che non vede solo bianco o nero, ma può mettersi nelle condizioni di percepire, cogliere e fare proprie anche tutte le sfumature che ci sono nel mezzo. Senza contare che, come al solito, se non ci fosse qualcuno (o qualcosa) a dirci che le cose possono essere fatte/sentite/vissute in modo diverso non ci sarebbe mai evoluzione in nessun ambito, ma solo la staticità della morte.

creatività

Immaginate se i nostri antenati preistorici avessero rifiutato l’uso del fuoco o le tecniche agricole per orgoglio, “perché si è sempre fatto così”. Dove saremmo, oggi? Ci saremmo?
(Ah, per inciso: non vale dire “sarebbe stato meglio, perché l’uomo moderno è la rovina di tutto”… 😏 )

Per portare un altro esempio, la celebre scrittrice di libri di self-help Louise Hay, che ha fatto tanto bene a una buona fetta di umanità e che continua a farlo nonostante abbia ormai lasciato il suo involucro mortale, non aveva nessun “alto” titolo di studio. La sua scienza era il suo personale sentire, dal quale si lasciava guidare con amore infinito e con altrettanto amore lo divulgava senza presunzione. Chi sentiva risuonare in sé le sue parole, provava a metterle in pratica. Diversi hanno cambiato radicalmente la loro vita “solo” per aver ascoltato i consigli di Louise. E non era una psicologa, una psicoterapeuta, un’analista, una psichiatra, una neuroscienziata. Era un individuo che nella sua vita aveva sperimentato tanta sofferenza da accendere in lei una scintilla che altrimenti, forse, non sarebbe mai scattata. Quella scintilla la condusse a fare esperienza delle cose da prospettive inaspettate. E quel suo cambiamento di visuale, infine, ha cambiato l’esistenza di tante persone.

Questa è un’era che, a dirla tutta, avrebbe tanto bisogno dei semplici, di uomini e donne che smettano di salire su piedistalli fragili e instabili e che si mettano invece al servizio della comunità, che, a prescindere dal titolo di studio, dedichino i loro talenti migliori a vicini di casa, a fratelli e sorelle, a figli, genitori e amici. C’è bisogno di gente che con umiltà dia punti di vista differenti senza salire su nessuna cattedra, individui che si dimostrino di ampie vedute e che parlino il linguaggio semplice della vita stessa, ché la vita non è complicata come ci hanno fatto credere che sia. E’ necessario che si ritrovi l’importanza di un insegnamento gomito a gomito, come avveniva nelle antiche botteghe artigiane, e non solo per quanto riguarda la scuola, ma soprattutto per tutte quelle discipline che sono ancora a portata di pochi a discapito di molti. Per fiorire, l’umanità necessita di imparare e trarre ispirazione dai talenti e dall’esempio altrui, di ritrovarsi in cerchio per condividere saggezza e conoscenze, ognuno come pari di tutti gli altri, a prescindere dal titolo di studi o dallo status sociale. Abbiamo bisogno di più semplicità e di toni meno altisonanti, perché il linguaggio semplice della quotidianità è più efficace e ben lontano da quello cattedratico.

cambia te stesso

In conclusione, credo che il mondo si cambi una persona alla volta (cit. Alfredo Jaar) e allora, come ho sempre affermato in questo mio blog, I started with the man in the mirror, come cantava Michael Jackson: comincio a cambiarlo da me, dalla donna che vedo riflessa nello specchio ogni mattina, impegnandomi a essere voce fuori dal coro quando sarà necessario, a non farmi mai più condizionare da schemi collettivi che non sento giusti per me e a donare ciò che sono e che ho imparato all’umanità, con l’auspicio di essere d’esempio. Comincio dal punto di partenza, ma con rinnovamento: non ho una laurea… e valgo, sì. Valgo perché il mio sentire è sacro e non può essere contestabile, è mio e mio soltanto. Valgo perché sono sacra io stessa, proprio come tutti gli altri esseri, né meno né più.

E così come valgo io, vali anche tu.

Mel

La Valle delle Fate

C’era una volta in Italia, e c’è ancora, una valle chiamata Valle delle Fate. Oggi il nome riportato sulle carte geografiche, sui cartelli e sulle guide turistiche è un altro, ma non fatico a comprendere il perché di un tale antico appellativo. È un luogo magico, un angolo di mondo che ha molto da raccontare.

Sono tante le acque che bagnano la Valle Argentina, questo è oggi il suo nome, ed è piuttosto evidente che qui il culto della Grande Madre fosse potente.

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Ne sono un’eco i numerosissimi santuari dedicati a vergini, sante e madonne, tutti in prossimità dei fiumi o su vette sacre. Lo dimostrano le storie e le leggende sulle bàzue, le streghe, donne di conoscenza che in questi luoghi si tramandavano i loro antichi saperi. La Natura tutta ne parla, soprattutto in certi scorci dove il velo tra l’umano e il fatato si fa incredibilmente sottile.

Sono segreti scritti sui tronchi dei faggi, impigliati tra i rami più bassi degli alberi che accarezzano le acque dei ruscelli. Sono misteri che solo certi cuori odono, raccontati dalle pietre vetuste, dal vento che sibila e spettina le selve, dai fili d’erba di certe conche che intonano canti melodiosi e dalle dolci onde che danzano in polle d’acqua limpida e cristallina. In Valle Argentina tutto parla, se lo si sa ascoltare.

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Appare chiaro e inequivocabile che l’abbondanza di acque e sorgenti, di boschi fitti e a tratti impenetrabili, di canyon sinuosi  scavati dai torrenti richiamassero il corpo sacro della Grande Madre, colei che era in ogni cosa, espressione del creato e della ciclicità dell’esistenza. La forma stessa della Valle, con i suoi monti che paiono cosce ben tornite a cingere la parte più intima e umida –  l’alveo del torrente da cui oggi trae il nome – rimanda al corpo femminile dal quale si genera (e ri-genera) la vita.

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Come nella donna il suo centro sacro non si schiude per tutti, così anche la parte più intima e selvaggia della Valle delle Fate, quella che mano a mano si avvicina di più alla sorgente dell’Argentina, non si concede facilmente.

Resta al contrario quasi chiusa in se stessa, come fosse pudica, ma con questo suo pudore virginale preserva intatte la sua magia, la sua energia sacra, la fonte di tutto il suo fascino. Le elargisce solo a chi non lo violerebbe mai, a pochi prediletti che ancora sanno interpretare la voce del vento, cantare alla terra, specchiarsi nelle acque limpide e feconde, intingersi nel verde smeraldo delle sue foreste e dei suoi morbidi muschi. Offre il suo frutto più sacro unicamente a chi vibra d’amore per lei.

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Gentilmente concessa da MMM a I colori del vento.

Questo si rispecchia anche nei borghi abbarbicati nei luoghi più impervi, tanto che pare che la pietra di cui sono costituiti sfidi le leggi di gravità, urlando al cielo, al fiume, al mondo intero che resteranno lì per sempre, nonostante tutto. E lì rimarranno perché protetti dall’amore della Madre che li ha generati e che ha trasmesso geneticamente a chi ha scelto – e ancora sceglie – di vivere dei panorami offerti dai suoi fianchi, della generosità del suo ventre mai data per scontata ma sempre guadagnata con fatica, dei suoi intimi segreti da custodire.

I capelli della Madre erano biondi del grano che qui si coltivava un tempo, dorati come quelli della più bella fata di cui abbiano narrato fiabe, miti e leggende. Oggi sono verdi di arbusti, neri d’ardesia, sbiaditi di calcare e hanno filamenti argentati d’ulivo.

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In questo angolo di mondo che mi ha a suo modo adottata e a cui ormai appartengo, sono molti i richiami all’armonia femminile, saperli leggere e interpretare è impresa ardua per chi non ha occhi per vedere né orecchie per sentire, per chi esige che sia data una logica spiegazione a tutto.

Ci sono luoghi nascosti che si risvegliano al suono di un flauto o a un canto melodioso. D’un tratto, laddove prima vi era il silenzio, con quella melodia qualcosa inizia a palpitare sotto i massi, a inondare le increspature superficiali dei laghetti, a fremere tra le fronde fruscianti degli alberi. La Madre si anima, reagisce all’amore che le viene donato e sempre manifesta un dono per chi si riconosce in lei, nei suoi seni, nei suoi fertili meandri. Il messaggio arriva forte, chiaro, inequivocabile alle orecchie dei buoni ascoltatori: una piuma, l’incontro con un animale a lei sacro, un segno… Non importa il modo in cui si mostrerà, ma lo farà per certo.

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Sempre ascolta le preghiere del cuore, non quelle della mente e della bocca, ed è pronta a esaudirle, soprattutto se vengono cantate sulle acque che lambiscono le sue sponde, là dove si concentrano tutta la sua benevolenza e la sua essenza più pura e autentica. Per chi non ne trae profitto per sé, ma chiede per la comunità, sa concedere pioggia anche nell’estate più arida.

Certi anfratti, seppur raggiunti a malapena dai raggi solari, brillano come di luce propria, scintillano quasi di polvere di fata. E pare di avvertire la presenza di queste creature, di vederle e sentirle vicine.

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Lo stesso accade anche in luoghi più oscuri, dove il volto della Madre si fa più ombroso ed esprime mistero, sussurrandolo nei vapori delle nebbie e inviando i corvi dal nero piumaggio come suoi messaggeri. Ci sono boschi intitolati proprio alle fate, anche se, ancora una volta, sulle carte questo magico nome non è riportato, ma è conosciuto da chi li frequenta. In queste selve dove l’ombra ha il colore di foglie danzanti sui rami più alti, non si osa parlare, ma solo mettersi in ascolto come rispettosi ospiti. Tra le radici di quegli alberi avvengono stranezze curiose che i più scettici trasformano in motivi di risa e di scherno, mentre incantano invece i bambini e gli animi più puri.

radici

Lei è così, ve l’ho detto: integra e completa in se stessa, non si sciupa per chi non la comprende. Ma chi apre a lei il suo cuore, a chi le si avvicina come un figlio che abbia la voglia di apprendere e la fede cieca di abbandonarsi al suo abbraccio selvatico, dona il mondo intero, regala il sentire che appartenne a molti che in passato calcarono le sue terre e un amore che pochi possono immaginare.

Se avrete il desiderio di seguirmi alla scoperta della voce della Grande Madre della Valle delle Fate, proverò in tutta la mia umiltà a farvela conoscere meglio, guidandovi a percepirla con degli articoli dedicati. Per ora non mi resta che mandarvi un abbraccio selvatico e antico.

Mel

 

Benedire le ombre

Da ricercatrice spirituale quale sono, mi capita quotidianamente di leggere articoli, post e informazioni sul web riguardanti gli argomenti di cui tratto e che indago con vivo interesse.

Mi capita, dunque, di imbattermi in riflessioni e pensieri altrui sulle tematiche più disparate riguardo il mondo della spiritualità. Di recente, forse proprio a causa della quarantena forzata per via del covid-19, ho letto sempre più spesso post che parlavano del rifiuto delle emozioni negative e della conseguente e consigliata concentrazione solo sul positivo per non alimentare la forma-pensiero di paura, rabbia e frustrazione che aleggia intorno a noi. Al contempo, si fa spesso riferimento anche all’elevazione spirituale come a qualcosa dal quale guardarsi, perché eliminare le emozioni e il negativo è dannoso, visto che fa parte di noi in quanto esseri umani. Puntare a vibrazioni più alte sarebbe dunque da evitare perché questo creerebbe un nuovo trauma interiore:  implicitamente si giudicano sbagliate le vibrazioni più basse e si finisce così per sviluppare il senso di colpa.

Tutto questo ha fatto sorgere in me una riflessione profonda che voglio condividere e che appartiene al mio sentire, alla mia personale verità che non è necessariamente anche quella altrui.

1. Repressione… o accoglienza?

Tra i più grandi ricercatori e maestri spirituali non si è mai incentivata la repressione di un’emozione, sia essa positiva o negativa. È risaputo anche in ambito medico, psicologico e scientifico che soffocare, trattenere, rifiutare e reprimere emozioni, stati d’animo, parti della personalità sia estremamente dannoso a livello fisico e psicologico. Lo stesso significato semantico delle parole soffocare, trattenere, rifiutare e reprimere rimanda a qualcosa di negativo che implica una sofferenza. La vera guida spirituale non vi direbbe mai di nascondere le emozioni, che sono espressioni naturali e biologiche del nostro corpo e che in più di un’occasione hanno contribuito a salvarci da eventi e situazioni nelle quali eravamo invischiati. Spesso rappresentano un meccanismo di difesa e di sopravvivenza, per cui ne comprenderete l’importanza fondamentale.

rifiuto

Ciò che la guida può consigliarvi è lavorare su quelle emozioni, e ci sono metodi e pratiche ben precise per poterle affrontare. Molte delle emozioni che proviamo producono dolore e sofferenza che si riversano irrimediabilmente anche nel corpo fisico, ci provocano un malessere talvolta straziante che non sappiamo gestire. Quando queste emergono in superficie (perché in verità sono sempre dentro di noi, nascoste nelle profondità del nostro inconscio) possiamo percepire una voragine buia spalancarsi sotto di noi che minaccia di inghiottirci, se solo oseremo volgerle lo sguardo. Allora il più delle volte tutto quello che facciamo è distogliere gli occhi, distrarci, fingere che quell’oscurità non esista. La neghiamo con tutti noi stessi perché non possiamo accettare che ci sia tanta forza negativa in noi. Facciamo tutto questo come reazione naturale, è la risposta immediata e istintiva che mettiamo in pratica senza sapere che più la nasconderemo, più essa si fortificherà, crescendo, prosperando e ripresentandosi alla prima occasione utile.

Ecco perché la spiritualità – che può essere supportata anche dalla psicoterapia e altre  scienze umane – può aiutare a risolvere tali conflitti interiori, laddove si presentano, offrendo strumenti validi. Il lavoro spirituale prevede l’accoglienza amorevole di ciò che proviamo, l’accettazione profonda e la disidentificazione da certe dinamiche.

conosci te stesso

 

Molti credono che risvegliarsi a nuove consapevolezze e abbracciare una nuova spiritualità sia un percorso gioioso, bello e pieno di luce che consente di vedere il mondo come fosse cosparso di zucchero filato (a questo proposito, ti rimando al mio vecchio articolo “Ombre sul cammino“). Quello che in questo ambito viene raramente detto è che in verità il lavoro spirituale su di sé porta a conoscersi profondamente e perciò a sperimentare il buio che si ha dentro, vedendolo in faccia per quello che è. Si impara poi ad accoglierlo, accettarlo, lavorarlo e guarirlo. Questa non è repressione, ma conoscenza profonda di sé. Non è positività a tutti i costi, ma saper trarre un insegnamento utile da ogni situazione, bella o brutta che sia, perché siamo esseri in continua crescita e crescere, si sa, non è un cammino solo roseo e profumato.

Da piccoli, quando crescevamo di statura, attraversavamo periodi dolorosi, in cui le articolazioni dolevano, la febbre saliva e avvertivamo dolori diffusi. In quei processi periodici ogni nostro organo doveva aumentare il proprio volume, i tessuti dovevano farsi più elastici, le cellule epiteliali dovevano riprodursi costantemente per far fronte all’aumento della superficie corporea da proteggere, le ossa dovevano crescere, i muscoli tendersi e allungarsi… a ben pensarci, non è uno scherzo. Perché dovrebbe essere diverso per la crescita spirituale e personale? Guarire emozioni, sgretolare convinzioni e attaccamenti, accedere a nuove percezioni è un cambiamento bellissimo, ma non meno doloroso di quello che affronta il bruco che strappa la crisalide per rinascere farfalla. Sostare nel buio e nell’ombra offre ricchezze inimmaginabili, se lo si fa con lo sguardo di chi, da quell’oscurità, intende imparare e rinascere. Siamo stati abituati dalla società e dalla cultura vigente da almeno due millenni a concepire il buio come sinonimo di male e di diabolico, è normale che la nostra prima reazione sia quella di rifuggirlo. Sta a noi imparare a destrutturare queste vecchie convinzioni per abbracciarne di nuove, più armoniche e naturali.

2. Alimentare le giuste forme-pensiero.

Si crede che reprimere le emozioni e le proprie naturali reazioni equivalga automaticamente ad “agganciarsi” a eggregore positive e più salutari, perché quelle a matrice negativa che abbiamo intorno sono troppe, potenti e pericolose. Credendo questo non facciamo altro che ingannarci, passo di seguito a spiegare il perché. L’eggregora risponde a ciò che SEI, non a ciò che FAI. Notate la differenza? Le eggregore, anche conosciute come forme-pensiero, sono ammassi vibrazionali creati (spesso inconsapevolmente) dall’essere umano e raccolgono le vibrazioni del pensiero e delle emozioni. Sono esseri incorporei scaturiti da pensieri ossessivi e collettivi in grado di influenzare le attitudini e la vita sul piano materiale.

demone

Ipotizziamo che una nostra amica provi tristezza, paura, angoscia, rabbia, ecc. Ella rifiuta e reprime queste emozioni perché le giudica sbagliate, quindi si obbliga a sorridere e finge di non provare tali movimenti interiori. Questo non significa che non ci siano più. Non li ha eliminati, bensì ha solo nascosto la polvere sotto il tappeto. La nostra amica non emanerà affatto le emozioni più elevate dell’amore, della gioia, della gratitudine. La vibrazione che trasuderà da lei sarà quella contenente non solo la tristezza, la paura, l’angoscia e la rabbia, ma anche la menzogna (quella che racconta a se stessa), il senso di colpa (per non essere in grado di provare emozioni più “alte”), la vergogna (per non essere all’altezza della sua spiritualità), l’orgoglio (che le impone di rifiutare ciò che prova davvero). A quale eggregora si aggancerà questa nostra conoscente, dunque? Le forme-pensiero negative possono davvero rappresentare un pericolo, ma non è con la finzione che eviteremo di nutrirle, e qui torniamo al punto 1 e all’importanza del lavoro su di sé, che a lungo andare lascia spazio alla naturalezza dell’amore e della gioia incondizionati.

3. Elevare la coscienza o restare umani? Questo è il dilemma. 

Le emozioni (negative e positive) fanno parte di noi, dunque tutte le discipline che puntano a eliminarle al fine di permettere alla coscienza di elevarsi sono sbagliate, menzognere e rendono l’essere umano un automa, un mutante, un robot asettico e sterile. Con queste affermazioni penso che si fraintenda spesso il vero significato della cosiddetta elevazione spirituale, per cui proverò a fare un po’ di chiarezza.

Come già analizzato nel punto 1, le emozioni sono biologiche, naturali e normali, ma ciò non significa necessariamente che siano benefiche per il nostro organismo, soprattutto quando non siamo in grado di lasciarle andare e sviluppiamo nei loro confronti degli attaccamenti (ché l’attaccamento non è solo rivolto alle cose materiali, come vogliono farci credere certe discipline e filosofie farlocche). L’emozione provoca reazioni importanti a livello neuronale, ormonale, organico… e se è vero che questi processi sono naturali, non lo è altrettanto il permanere in stati di perpetua ansia, tristezza, ira, ecc. A lungo andare, questo lavorio costante e concitato provoca vere e proprie lacerazioni interne negli organi, nei tessuti, nelle cellule, tali per cui si presenta la malattia. Se, dunque, da un lato le emozioni fanno parte del nostro sistema biologico, dall’altra non è bene per l’essere umano trattenerle a sé, e questo ve lo possono confermare le neuroscienze, la neuropsichiatria, la metamedicina e tante altre discipline ben più competenti di me in materia. L’animale stesso prova paura davanti alla minaccia di un predatore, e quell’emozione gli è utile per innescare l’istinto di sopravvivenza, tuttavia, scampato il pericolo, non si abbandona al ricordo e all’angoscia di ciò che sarebbe potuto accadere se fosse stato catturato, errore che invece appartiene alla specie umana.

Ebbene, elevarsi significa crescere e imparare a non identificarsi con emozioni che derivano da traumi passati che nel presente non ci appartengono più. Questo significa che con il percorso di elevazione spirituale imparerai che tu non sei affatto la tua rabbia, la tua vergogna, il tuo egoismo, la tua remissività (approfondisci l’argomento leggendo l’articolo “Guarire se stessi e la propria famiglia“). Imparerai che tutte queste sono maschere che ledono alla tua vera identità, rimasta sepolta da strati di convinzioni depositatisi nell’infanzia e nell’adolescenza, subendo poi una calcificazione. Apprenderai di essere nato pagina bianca sulla quale in molti (famiglia, educazione, società, religione) hanno scritto una storia che non è la tua; ebbene, tornerai a essere pagina bianca, intonsa, luminosa e incontaminata. Attenzione: non significa che verrai resettato, le tue esperienze resteranno tue, ma anziché vederle sulla pelle come ferite e cicatrici dolorose, le guarirai definitivamente e imparerai a vedere la bellezza che quelle stesse esperienze ti volevano mostrare.

bambino

Elevare la propria coscienza offre la possibilità di guarire profondamente i traumi del passato, spogliarsi da ogni maschera e riscoprirsi nudi, laddove la nudità rappresenta lo stato di gioia, amore, serenità e pace profondi che si sperimentano una volta tolti tutti gli strati. Ecco che allora, in tale stato d’essere riscoperto e ritrovato, si potrà “vibrare alto”. Le emozioni si trasformeranno naturalmente in sentimenti duraturi che comprenderanno la compassione vissuta alla sua ottava più alta. Alzare la propria vibrazione non è sbagliato, ma lo è volerlo fare a tutti i costi, con coercizione e sforzo disumano. Il processo di elevazione spirituale e la sperimentazione di stati più alti si dovrebbe attraversare con piena serenità, abbracciando le proprie ombre e senza giudizio.

Conclusioni.

Se mi leggete e/o mi conoscete di persona, saprete che tendo per natura a trarre il positivo da ogni cosa che mi capita (compresa la quarantena che stiamo attraversando). Vedere il bello anche dove apparentemente non c’è non significa che le ombre debbano essere negate, anzi. Di tempeste interiori ne ho vissute parecchie, alcune anche molto furiose, e questo mi ha permesso di sperimentare sulla mia pelle le cose di cui ho trattato in questo articolo. Proprio perché conosco le ombre e il buio che ho dentro, così come anche le dinamiche che in e da esso sono scaturite ho pensato di mettere sul piatto la mia percezione delle cose, affinché possa essere utile ad altri a ricercare il proprio sentiero interiore, quello che ognuno sente più giusto e più vero per sé. Ho appreso a mie spese che giudicare le emozioni negative e le nostre ombre interiori come qualcosa di sbagliato e con senso di colpa crei solo ulteriori lacerazioni interne.

buio

Ho visto negli occhi un’oscurità che non credevo esistesse, ma nel bel mezzo del buio, senza vedere a un palmo dal naso, mi sono ritrovata a benedirla. Benedirla anche in mezzo alle lacrime. Benedirla persino nella paura di morire. Benedirla soprattutto nelle sue manifestazioni più estreme. Perché è solo in quel momento, in quella sorta di crocifissione, che il velo del buio si squarcia per lasciare entrare la luce e perché quei momenti sono stati altamente trasformativi, seguiti da cambi di rotta indispensabili per la mia vita e il mio percorso.

Accogliere, benedire, ringraziare sono le parole d’ordine alle quali ormai mi affido per affrontare il buio, perché senza di esso non ci sarebbero la luce e la vita. Non possiamo concentrarci sulla vita fingendo che non esista la morte, perché sono entrambe parti della stessa moneta. Benedire la notte come ricca di potenzialità permette di attraversarla (non di combatterla!) con serenità e di vivere il levare del sole come una vera, grandiosa Resurrezione.

Mel

Per approfondimenti e dubbi sul lavoro su di sé, ti rimando a due miei vecchi articoli particolamente esplicativi:

 

Coltiva te stesso e il mondo ne gioverà

In quanto esseri umani, tendiamo spesso a cadere in certi errori, luoghi comuni che stanno diventando più che mai deleteri e che dovremmo imparare a smantellare, se vogliamo davvero dare il via a un Nuovo Mondo, dove non ci sarà spazio per il vecchiume che ci portiamo appresso come una zavorra.

Crediamo che la salvezza o la perdizione del mondo dipendano da noi. Eppure, al contempo, siamo convinti che il cambiamento debba sempre venire dalla massa, da un gruppo considerevole di individui, altrimenti “se lo faccio solo io non serve a un fico secco”. Nelle due frasi precedenti c’è della verità, eppure il confine tra arroganza e responsabilità tante volte è sottile, non così netto come possa sembrare… E allora proviamo a fare un po’ di chiarezza, vi va?

Prendiamo esempio dalla Natura che, come al solito, è la nostra migliore insegnante e fonte d’ispirazione.

bosco

Immaginiamo di essere in un bosco abbastanza grande, fitto. Qui tutto è in equilibrio perfetto, ogni cosa occupa il suo posto e il suo spazio, anche se noi lo ignoriamo. Prendiamo ad esempio uno dei tanti alberi che abbiamo intorno, non importa a quale specie appartenga. Vi verrà facile intuire come quella pianta non si occupi affatto di ciò che accade a uno, dieci, cento chilometri di distanza dalle sue radici. L’albero, infatti, cura il proprio spazio, i pochi metri che lo circondano, quelli che gli servono per il suo nutrimento, la sua crescita, il suo sviluppo e la sua riproduzione. Attira a sé piante e animali che gli siano utili al fine di vivere e sopravvivere, effettua scambi di energia, sali minerali e sostanze nutritive con altre piante od organismi, si cura di ricevere abbastanza luce per i suoi processi vitali di fotosintesi, offre riparo e nutrimento a diverse creature e attua meccanismi di difesa tutti suoi nel caso in cui alcuni animali minaccino la sua sopravvivenza… In questo modo si assicura il più possibile una vita lunga e in armonia con l’ambiente circostante, poiché crea intorno a sé un “giardino” armonioso, vibrante, dove tutto è in perfetto equilibrio. Vi assicuro che accade davvero tutto questo. Su un singolo albero.

Provate a estendere questo processo vitale, questo modus vivendi a ogni albero del bosco che vi ho chiesto di immaginare poche righe fa. Riuscite a comprendere cosa comporterebbe?

foresta

Quando un albero è in sofferenza, lancia un muto grido d’allarme. Così facendo, richiama a sé aiuti dalle piante vicine che, se possono, lo aiutano. Se in una parte del bosco accade qualcosa tale per cui l’equilibrio creato in precedenza si spezza (una frana, il disboscamento, la presenza massiccia di ungulati, una malattia, ecc.), le piante di quella zona iniziano a produrre comportamenti differenti volti a contrastare l’emergenza e il loro cambiamento viene avvertito dall’insieme, l’intero bosco. Piano piano, con effetto domino, tutte le piante si adoperano e si adeguano al nuovo equilibrio creatosi, dimostrando di essere una catena perfetta, ognuno nella propria singolarità. L’albero non ha la percezione del bosco, eppure, curandosi di sé e del suo intorno, si prende inconsapevolmente cura non solo della parte, ma anche del tutto.

alberi energia

Perché per noi dovrebbe essere diverso?

La Natura ci porta un grande messaggio, quello di imparare a pensare molto di più a noi stessi che all’umanità intera, e questo non significa essere egoisti, ma prendersi cura del singolo per veder fiorire il Tutto. Mi auguro riusciate a comprendere la differenza che separa questo discorso di amore ed evoluzione dall’egoismo, perché c’è.

Quello che accade al singolo non può non riversarsi nell’insieme, ecco perché diventa più che mai importante attuare comportamenti, azioni, atteggiamenti, pensieri volti al cambiamento, alla positività, al miglioramento assoluto delle nostre condizioni di vita. Ognuno di noi deve diventare contagioso… di bellezza, di luce, di consapevolezza. Così come basta un fiammifero per incendiare un bosco, una sola luce accesa dentro di noi può accenderne mille altre tutt’intorno. E questo vale sempre, in ogni ambito.

luce

Ci lamentiamo spesso di voler viaggiare e di non poterlo fare, di vivere in una città, una zona, un quartiere, un paese, brutti, magari con poche possibilità. Ci concentriamo su ciò che manca in quella zona e vogliamo evadere da quella piccola realtà che ci sta stretta. Se, invece, imparassimo a prenderci più cura del contesto in cui viviamo, partendo dalla nostra casa e poi dai suoi dintorni, il nostro quartiere migliorerebbe. Questo spronerebbe altri come noi a voler cambiare qualcosa e questa rivoluzione si espanderebbe a macchia d’olio. Nei giorni in cui siamo stati costretti in casa dalla quarantena ci siamo crogiolati pensando a quante cose non potevamo più fare, a quanti luoghi non avremmo potuto visitare, a quanto ci mancasse prendere una boccata d’aria fuori dalla nostra abitazione… e allora impariamo a valorizzare ciò che abbiamo e a cui prima non badavamo perché lo davamo per scontato. E miglioriamolo!

albero

L’albero dà e prende dall’ambiente, e anche qui si nasconde una lezione per noi. Non possiamo solo ricevere, suggere, prosciugare, ma abbiamo il dovere di restituire qualcosa che aumenti la ricchezza dell’insieme in cui viviamo. Il “come” farlo spetta a noi, sono certa che troverete il vostro modo di essere utili e di servire.

Come abbiamo visto, la pianta pensa (si fa per dire!) per sé: e allora prendiamo esempio, cominciamo cambiando:

  • la qualità dei nostri pensieri;
  • la qualità e la quantità del cibo che introduciamo dentro il nostro organismo;
  • le scelte che compiamo ogni giorno, che si tratti semplicemente di acquisti o di decisioni da prendere riguardanti la vita;
  • le attività a cui ci dedichiamo o che non svolgiamo;
  • le cattive abitudini che rendono tutte le giornate uguali e fanno morire lentamente la nostra creatività;
  • le parole con cui ci rivolgiamo a noi stessi e agli altri;
  • l’attaccamento ai nostri schemi mentali e alle convinzioni che abbiamo;
  • la percezione che abbiamo di noi stessi;
  • la meccanicità della nostra routine;
  • i ritmi massacranti della quotidianità.

Riuscite a immaginare cosa provocherebbe impegnarsi in ogni punto di questa lista? E se lo facessimo tutti, ma proprio tutti?

Concentrarsi con fermezza e impegno sull’interno, consente di modificare in modo sorprendente anche l’esterno; proprio come l’albero si cura delle sue radici, del suo tronco e dei suoi rami, producendo irrimediabilmente un cambiamento anche in ciò che lo circonda.

Concludo questo articolo con una frase di Galileo Galilei che trovo molto potente: “Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”. Per cui, impariamo a essere più consapevoli dei fiori che cogliamo, dell’apparente battito d’ali di farfalla che produciamo a ogni azione, a ogni pensiero… perché, per quanto silenziosi, piccoli e insignificanti possano sembrare, sono proprio quelli a determinare il cambiamento del mondo e dei suoi paradigmi.

Mel

Aprile

Con la fine di Marzo, l’Ariete ha spalancato finalmente le porte di un nuovo ciclo vitale principiando la creazione, quella di un mondo e una natura nuovi.

Ecco dunque iniziare Aprile, il cui nome è la traduzione dal latino aprilis, che secondo alcuni deriverebbe dal greco Aphrodite. Sebbene questa ipotesi compaia negli scritti di certi studiosi del passato, sembrerebbe più vera e maggiormente documentata la tesi che il nome del mese derivi invece da aperit, aprire. La stagione primaverile alla quale il mondo si è affacciato, infatti, fa sbocciare ogni cosa, aprendo il ventre della Madre Terra per consentire alla vita di uscire in tutto il suo rinnovato splendore.

E Aprile è davvero mese di apertura. L’osservazione attenta del cosmo, della natura e di ciò che ci circonda ci rimanda l’immagine di uova che si schiudono nei nidi degli uccelli, di fiori che sbocciano ovunque e sempre più numerosi e profumati, di cuccioli che escono dalla tana insieme alla madre per imparare a scoprire la vita, e molto altro ancora.

orso primavera

Tutta questa esplosione vitale si rispecchia immancabilmente e inevitabilmente anche dentro di noi, che ne siamo consapevoli o meno. Si traduce nella voglia prorompente di trascorrere giornate all’aria aperta, di diventare testimoni attivi di quella rinascita gridata a squarciagola da tutto il Creato. Ci apriamo alle possibilità che la vita ci offre e sentiamo il bisogno di indossare abiti che rispecchino il nostro stato di freschezza interiore, per allinearci ulteriormente con ciò che accade intorno a noi. Il Padre Celeste, il Sole, reclama le sue creature: ci invita senza mezzi termini a godere del suo calore e della sua luce, e non a caso. In questo periodo, infatti, i suoi raggi non sono aggressivi come quelli estivi, è il momento ideale per crogiolarsi al sole per tanto tempo, godendo dell’energia benefica, guaritrice e rinvigorente dell’astro-padre del nostro Sistema Solare.

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Nel nostro calendario, Aprile è il quarto mese dell’anno, associato dunque al numero quattro, che in tutte le antiche tradizioni ha sempre rappresentato la terra, la sua stabilità e tutte le caratteristiche che a questo elemento competono. Non a caso, dunque, questo mese è dedicato alla rinascita della terra, agli alberi che rifioriscono. Quattro sono i punti cardinali che determinano lo spazio del cosmo, rappresentati simbolicamente da una croce. Tale croce era iscritta in un cerchio nelle antiche simbologie, e in questo modo rappresentava la Ruota dell’Anno,  le quattro stagioni. Quattro sono pure gli elementi del cosmo (aria, acqua, terra, fuoco) e le quattro età della vita (infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia).

Presso i pellerossa, Aprile era conosciuto come luna delle covate, luna del mare, luna dei fiori o luna delle foglie tenere.

salice

Dal 15 aprile al 12 maggio il calendario arboricolo Ogham dei Celti era segnato dal Salice, albero legato alla magia, agli incantesimi e alla luna. Presso i popoli mediterranei, era  dedicato a Persefone, Circe ed Ecate, dee lunari; più tardi fu associato alle streghe.

L’animale accostato a questo mese è la lepre, da sempre associato alla resurrezione, poiché possiede un forte potere rigenerativo grazie alla sua straordinaria fertilità. I significati che la lepre incarna parlano molto delle festività e delle celebrazioni che si sono susseguite nella storia dell’umanità e che rispecchiavano le energie naturali, alle quali l’essere umano d’un tempo era allineato.

lepre

E’ in questo mese che si colloca solitamente la Pasqua, che non fa altro che riprendere e riunire sotto lo stendardo cristiano festività, credenze e usanze del mondo antico. La Settimana Santa che precede la Pasqua comincia con la Domenica delle Palme, quando la popolazione accoglie Gesù sventolando rami di palma. E’ interessante notare che questa pianta era chiamata phoînix dai Greci: proprio come la fenice che rinasceva miracolosamente dalle sue ceneri, la palma era simbolo del divino splendente, emblema della vittoria sulla materia.

Lo stesso uovo associato al periodo pasquale è un ricordo di antiche mitologie in cui esso rappresentava la nascita del cosmo; l’Universo stesso è racchiuso in esso, poiché tutto in natura nasce da una forma ovale (per approfondire, puoi leggere il mio articolo “L’uovo della rinascita“).

uova

La Pasqua ha data variabile: cade infatti vicino alla luna piena sotto il segno dell’Ariete, proprio per la sua potenza e la promessa di resurrezione insite in essa. La stessa parola “Pasqua” significa “passaggio, transito“: quello da uno stato (materiale) a un altro (divino), da una stagione a un’altra, da un ciclo vecchio a uno nuovo, ma anche da un piano di coscienza a un altro più elevato, cristico. Ci viene chiesto di lasciar morire in noi ciò che non serve, ciò che appesantisce, per risorgere a donne e uomini nuovi.

Una menzione particolare meritano le tradizioni legate al Giovedì Santo, che derivano dalla ritualità pagana dedicata al dio Adone. I Greci lo onoravano preparando i cosiddetti “giardini di Adone”, ceste o vasi riempiti di terra in cui seminavano grano, orzo, lattuga, finocchi e varie specie di fiori che il calore del sole primaverile faceva germinare rapidamente. Esse, tuttavia, non mettevano radici e finivano per appassire presto e, dopo otto giorni, venivano gettate in mare o nelle sorgenti insieme alle statuette dedicate al dio, affinché propiziassero il rinnovamento della natura.

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Dettaglio della scultura Venere e Adone, Antonio Canova. Foto tratta da lindisponente.it

Adone era venerato in tutto il Mediterraneo, ma assumeva nomi differenti a seconda della zona. I numerosi dei che risorgono in questo periodo sono collegati alla rinascita del sole. La Siria, per esempio, aveva Tammuz, che scendeva negli inferi per risorgere mesi dopo. C’erano poi il dio Mithra, Osiride per gli Egizi, Cibele e Attis nella Frigia, e Gesù.

L’energia equinoziale di marzo ci ha parlato di equilibrio tra luce e buio. Allo stesso modo, nei mesi primaverili c’è equilibrio tra altre due polarità, il maschile e il femminile, e anche questo è ben rappresentato dai miti arcaici: il dio fanciullo ritornava dal regno dei morti, ma era la dea fanciulla a riportarlo alla vita.

Josephine Wall

Dipinto di Josephine Wall

E’ Iside a resuscitare Osiride (per approfondire, leggi il mio articolo “Iside e Osiride, un mito di resurrezione ed equilibrio“) e per Tammuz lo stesso compito spettò a Ishtar. Maschile e femminile, dunque, si fondono per condurre alla Resurrezione divina. Ne emergono déi trasformati, non più legati alla materia, ma al mondo dello spirito.

Nonostante l’etimologia di Aprile abbiamo visto rimandare all’apertura, vale la pena approfondire l’ipotesi che derivi dal nome della dea Afrodite. Ella, come ci racconta la mitologia, fu legata al dio Adone, motivo che spinge a credere che la derivazione etimologica col nome dalla dea greca non sia del tutto infondata. E’ ormai risaputo, infatti, che molta della cultura antica legata al culto della Dea Madre fu rifiutata, infangata e cancellata dall’avvento del patriarcato. Le divinità femminili vennero sostituite da quelle maschili e persero il loro valore, finendo per rispecchiare ciò che la mentalità nascente dell’epoca voleva dalla donna. Le dee allora divennero subordinate agli dèi, descritte come mogli devote o vendicative, spesso frivole.

Venus ~ Original Painting ~ Lindsay Rapp Artist – Lindsay Rapp Gallery

Venus, Lindsay Rapp

Afrodite, nella sua accezione più antica, parla molto delle energie del mese di Aprile: è la dea della fertilità, madre della creazione, vergine dall’eterna bellezza. Anticamente era associata alla magia delle erbe ed era molto simile a Ishtar e Astarte, anch’esse legate al periodo di resurrezione primaverile come abbiamo visto. I simboli a lei associati erano indossati dalle sacerdotesse durante i riti di primavera, elargiva benedizioni ai ventri femminili ed evocava la promessa della vita. Era lei a bagnare la terra con la rugiada del mattino, che secondo l’antica saggezza era portentosa soprattutto per curare l’infertilità. A lei si accompagnavano sempre la bellezza, i fiori, la crescita, la gioia e l’amore che genera la vita. Non stupisce, dunque, che il mese appena cominciato fosse associato a lei.

A proposito di celebrazioni della vita, Aprile si conclude con la notte di Valpurga, collocata fra il 30 aprile e il 1° maggio. Questo momento magico segnava fra i Celti il passaggio alla bella stagione; era una notte di veglia, come un capodanno primaverile, e si susseguivano danze e banchetti dall’atmosfera orgiastica. Si aspettava l’alba, quando si sarebbe dato inizio alla festa di Beltane, importante celebrazione della natura e del potere creativo della coppia divina, che si sarebbe protratta per diversi giorni (per approfondire, leggi il mio articolo “Beltane, Floralia e Calendimaggio: tre nomi per una festività“). Sulla notte di Valpurga vegliava anticamente la Grande Madre della fertilità, ma in epoca cristiana questa notte divenne raduno di streghe e stregoni.

toro segno zodiacale

Per concludere, ad Aprile principia il segno zodiacale del Toro, il cui elemento è proprio la terra. Col Toro la primavera trionfa, egli è solido, stabile e forte come l’animale che lo rappresenta. L’energia di questo segno è feconda e genera frutti, è governata da Venere genitrice, Madre Natura. Le corna taurine sono fin dagli albori della civiltà simbolo lunare associato al ventre materno e alla femminilità. Chi è nato sotto questo segno si caratterizza per la sua profonda sensualità: ama vivere in questo universo, odorarlo, assaggiarlo, toccarlo, vederlo, sentirlo. La sete di vivere è radicata nel suo temperamento e può esprimersi in una vita dedicata al piacere e alle passioni oppure a uno straordinario impegno nel lavoro. Il toro in quanto animale simboleggia l’origine del mondo, supporto alla creazione; è lui a mettere in moto l’universo e così possiamo fare anche noi, agendo nella nostra realtà materiale e lavorando nel mondo dello spirito per infondere rinascita e resurrezione nelle nostre vite.

Avevamo bisogno di un virus

Da un giorno all’altro ci siamo trovati a dover modificare radicalmente ogni nostra abitudine, a ribaltare ogni certezza e a deporre i nostri interessi individuali per un bene comune, più grande.

E così la finestra delle nostre abitazioni è divenuta l’unico posto da cui poter osservare il mondo, lo schermo di un pc o dello smartphone sono per tanti un’ancora di salvezza, soprattutto per tutti coloro che non hanno i familiari a portata di sguardo. In questi giorni di quarantena forzata e coatta, dove la stragrande maggioranza della popolazione italiana e mondiale vive di paura, rabbia e rancore, sta emergendo qualcosa di importante che i più disfattisti neppure noteranno, troppo presi a leggere complotti in ogni evento, troppo immersi e calati nella realtà materiale in cui viviamo per poter vedere chiaramente oltre.

io resto a casa

Non è ancora trascorsa la nostra prima settimana di reclusione, che già se ne vedono e se ne leggono delle belle. Da Nord a Sud, infatti, stanno nascendo iniziative, propositi e idee che hanno del positivo e che non si sarebbero affacciate sul mondo altrimenti. Non solo. Intorno a noi accadono cose a cui tendiamo a non dare importanza, ma dovremmo.

Questa storia del virus, vista e letta in chiave esoterica, ha molto da raccontarci, tanto da insegnarci. Un Maestro Cosmico più grande e importante di questo non poteva arrivarci, a riprova del fatto che arriva sempre quel che serve, e a noi serviva tutto questo, oh sì!

Proviamo a dare uno stop alle paure, almeno per un attimo. Mettetele da parte, se le avete, e prendetevi qualche minuto per leggere e interiorizzare quello che vi scriverò a breve.

La realtà è un grande, enorme specchio, che non fa altro che rimandarci un’immagine di noi che altrimenti non vedremmo. Stando a questo principio di base – senza il quale non andremmo da nessuna parte – interpretiamo gli eventi di questi ultimi giorni e accogliamone i significati. Viviamo immersi in un mondo materiale con le sue regole e, nonostante sia giusto rispettarle (per lo meno lo è in molti casi), nessuno ci vieta di imparare a vedere il significato spirituale di ciò che la realtà ci mostra, in questo momento più che mai.

Le istituzioni ci chiedono di rimanere a casa, di limitare le nostre attività quotidiane al minimo indispensabile e restare all’interno delle nostre abitazioni. A livello cosmico, cosa ci sta chiedendo l’Universo? Cosa riflette questa richiesta?

Se avessimo occhi per vedere, ci accorgeremmo che l’Energia Universale (che sul piano spirituale equivale a un’istituzione, per l’appunto) ci sta invitando a restare nella nostra preziosissima Casa, quella in cui non ci soffermiamo mai: il nostro Cuore, la nostra Anima, il nostro Sé.

casa anima centratura

E’ questo il messaggio che dovremmo leggere, cogliere e mettere in pratica da quello che ci sta accadendo. E non dobbiamo farlo per ignorare o edulcorare quello che succede fuori dall’uscio della nostra abitazione, ma per imparare a trasmutare le situazioni che stiamo vivendo e allenarci a sentire verso cosa ci guida l’Energia. Restare a Casa significa in tal caso mantenere la propria centratura, avere la pace e l’Amore nel Cuore, essere connessi con la propria Anima e vivere nel proprio Sé, che tutto vede, tutto sa e non conosce tristezza, malattia e povertà. Restate centrati e non lasciatevi trascinare dalle emozioni imbizzarrite. Sostate quanto più vi è possibile in quello stato di Agape offerto dalla vostra Casa-Anima. E allora, se saprete farlo da coraggiosi guerrieri, saprete scorgere la Luce.

E, a proposito di Luce, se ne vede tanta, di una ricchezza a potenza tali da accecare.

Sempre parlando di istituzioni, ci è stato fatto divieto di avere contatti fisici con altri individui. Baci e abbracci sono banditi. Le distanze di sicurezza vanno mantenute e rispettate. Che cosa ci sta insegnando tutto questo? Qual è il messaggio della nostra Grande Madre, l’Energia Cosmica? In questo momento delicato dobbiamo imparare a preservare la nostra energia, a non contaminare gli altri con quanto c’è di negativo dentro di noi e a non essere contaminati dalla negatività altrui. Ci viene chiesto di non inquinarci a vicenda, di restare centrati in noi stessi e, al contempo, di imparare a prendere le distanze da chi potrebbe nuocerci. Non sono, forse, argomenti di cui la spiritualità ha sempre trattato? Mescolare le nostre vibrazioni interiori non è un bene, nonostante per noi italiani sia difficile rispettare lo spazio individuale, ma è doveroso ed è utile a noi, agli altri e… all’Energia Cosmica.

Ci è stato tolto tempo per il lavoro, che ci porta a un guadagno in denaro, ma ci sono state concesse settimane per ritrovare una dimensione più intima, per sperimentare nuovi tipi di connessione e affrontare i nostri demoni. E l’essere umano sta dimostrando in tutto e per tutto di essere in grado di costruire, di amare, di darsi da fare per la propria e l’altrui felicità, di essere solidale, di saper creare bellezza e stupore intorno a sé. Individui ben più elevati di me spiritualmente ci parlano da anni di un Nuovo Rinascimento che sarebbe giunto in tempo di crisi… be’, tutto questo si sta manifestando, anche per chi tende a vedere tutto nero, senza lasciare spazio alle sfumature di colori brillanti.

bellezza

Vedo la Bellezza esprimersi in atti di grande solidarietà verso i bisognosi.

Vedo arcobaleni disegnati dai bimbi appesi fuori dalle case e poesie sui post-it a tappezzare città.

Vedo ragazzi impegnarsi a frequentare lezioni online forse con passione e motivazione maggiori rispetto alla routine scolastica.

Vedo esercizi di ristorazione compiere atti di generosità verso chi fa il giro dell’orologio per il benessere altrui.

Vedo gente che mette a disposizione i propri talenti per il prossimo, gratuitamente, donando la propria arte, il proprio sapere, le proprie capacità con Amore.

Vedo riflessioni importanti fiorire nelle menti di molti, iniziative luminose volte a offrire una boccata d’aria fresca a chi si sente oppresso, angosciato, rattristato.

Vedo tempo riconquistato, ore, minuti, giorni, settimane preziosi per restare con se stessi e imparare a far fronte alla nuova quotidianità con creatività e inventiva, trovando soluzioni sempre nuove con grande elasticità.

Vedo silenzi consapevoli e volontari messi in atto per non aumentare l’ulteriore cacofonia di notizie, odio, violenza e non alimentare forme pensiero già potenti di per sé.

Vedo individui riunirsi in meditazione con un intento comune ed elevato per mantenere alte le vibrazioni della nostra Madre Terra.

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E poi vedo gente che suona, canta e dona applausi sul proprio terrazzo, un’Italia che si dà appuntamento così, attraverso i social, per ritrovarsi tutti insieme abbracciati energeticamente a distanza con un unico, grande intento: essere grati e felici. Felici nonostante la paura. Felici nonostante un virus che dicono sia altamente contagioso e pericoloso per la salute umana. Felici a dispetto di chi addita il prossimo per aver portato troppe volte fuori il cane. Felici nonostante lo strazio e la noia che affliggono alcuni nello stare forzatamente a casa. Felici a prescindere dalla crisi, dallo stipendio che non arriverà, dalla preoccupazione per i propri cari. Riuscite a vederlo anche voi? Vedete la trasmutazione che sta avvenendo? Avvertite quale tipo di connessione sta sviluppando in noi questo ri-unirsi a distanza e che grande lezione stiamo imparando?

E non finisce qui. In tutta questa gigantesca bolla di positività, ognuno si filma da un terrazzo all’altro e condivide la gioia di quei minuti sul web. Una gioia che diventa… virale. E quei filmati, più li si guarda, più si sorride, dando il via a uno tsunami di belle vibrazioni, che vanno a contrastare tutte quelle negative di cui ci siamo circondati per tanto, troppo tempo. Sono vibrazioni che si propagano e stanno uscendo fuori dai nostri confini fisici e materiali, colpiscono il mondo intero per la bellezza e la forza di un paese, quello italiano, che non perde la gioia di vivere.

Ci sono delle ombre in tutta questa faccenda, non lo nego. Quello che ci è accaduto sta togliendo qualcosa a ognuno di noi, e lo fa per il nostro bene, per renderci visibile e manifesto ciò su cui dobbiamo ancora imparare a lavorare. C’è molto, moltissimo lavoro da fare sugli attaccamenti, sulle abitudini e sulle convinzioni, cose che l’Energia Cosmica ci chiede con insistenza di abbandonare e, ora che il magnetismo terrestre diminuisce, siamo aiutati a liberarcene.

Eppure, proprio grazie a queste ombre e questa crisi, riuscite a immaginare quanti cambieranno la propria vita quando tutto questo sarà finito?

arte talento

Ci sarà chi, stando a casa, rispolvererà vecchi talenti o ne scoprirà di nuovi. Mi immagino chi in un primo momento si sarà lamentato dello stare troppo in casa riscoprire il valore di un lavoro più umano, meno meccanico. Qualcuno, già me lo vedo, lascerà il proprio impiego sicuro e remunerativo per inseguire un suo sogno accantonato da tempo. Per non parlare di tutti quelli che si renderanno conto di aver vissuto una vita a metà, priva di senso, di chi grazie a tutto questo comprenderà meglio la dimensione dei propri figli. Qualcuno cambierà per sempre le proprie abitudini, perché nel frattempo, grazie a questi giorni preziosi di quarantena, avrà scoperto che sì, “si può fare”. L’Universo ci sta chiedendo chiaramente di rinunciare a qualcosa, di sciogliere le nostre convinzioni e non opporre resistenza al cambiamento epocale che si sta verificando.

In questo nostro grande stop, c’è però anche dell’altro che sta accadendo: la natura si riprende i suoi spazi e senza dormire troppo sugli allori. Così, nel silenzio che regna sovrano, gli uccelli e le rane cantano più forte. I delfini tornano a nuotare vicino alla riva del mare. Le acque si fanno limpide e cristalline ed emerge un fondale che prima non si vedeva. Lo smog diminuisce la sua morsa nei cieli e l’aria si fa più limpida e tersa, respirabile. E tutto questo ci dà modo ancora una volta di riflettere sul nostro impatto ambientale, su quanto sarebbe bello convivere con la bellezza che la natura offre ai nostri occhi perfino adesso, anziché essere distruttori e prevaricatori. I fiori che sbocciano nelle aiuole condominiali, nei giardini di chi ha la fortuna di avere una campagna, nei vasi sui terrazzi… tutto questo ci sta regalando un respiro che non avremmo apprezzato prima, presi dalla nostra solita e soffocante routine. E l’essere umano re-impara  a godere a pieni polmoni della bellezza che la Madre gli offre spontaneamente. Forse se ne ricorderà, quando tutto questo sarà finito.

natura

In conclusione, un ultimo appunto voglio farlo sul nome di questo virus che ci sta paralizzando, che ha un chiarissimo riferimento alla Corona. La tradizione esoterica, a tal proposito, ci tramanda una frase assai significativa, emblematica del messaggio che ci porta questo virus: “Diventa Re e un regno ti sarà dato”. Ma non finisce qui: il chakra della Corona è quello della massima elevazione spirituale, esso consente di vedere oltre, illumina e arricchisce la vita dell’essere umano, connette al mondo divino e spirituale. E questa Corona ci sta contagiando tutti, sta facendo sì che impariamo ad aprire gli occhi dello Spirito per illuminare, finalmente, le nostre esistenze. Guarda un po’, ci insegna anche a credere con Fede cieca al mondo invisibile, perché un virus, in fondo, non lo vede nessuno, ma i suoi effetti li conosciamo e li sperimentiamo a livello fisico, proprio come accade con le esperienze spirituali.

Dunque, quando pensate che ci sia in circolazione un virus, non soffermatevi solo sul panico che esso crea, sulle reazioni discutibili della gente… Pensate a quanta Bellezza sta emergendo in questo momento di difficoltà e portatela nel cuore, perché la Luce che ne sta uscendo è forte, potente e indica un cambiamento che ognuno di noi sta apportando nelle proprie esistenze e nella propria filosofia di vita.

corona

Avevamo bisogno di un virus per illuminarci tutti. Avevamo bisogno di un Maestro speciale per imparare le tante lezioni che rimandavamo a tempi migliori. Ebbene, adesso il tempo lo abbiamo, siamo senza scuse. Per cui, se potete, amate questo momento. Amate ciò che ci sta regalando. Amate quello che ci sta insegnando. Amate più forte che potete e quell’Amore vi tornerà indietro triplicato e in modi inaspettati.

Ricordatevene, gente, e abbiate sempre il coraggio di splendere, soprattutto nei momenti apparentemente più bui.

Buon lavoro interiore a tutti.

Mel

Una questione di identità

Quando ci viene chiesto di presentarci, sia in ambito virtuale che reale, spesso tendiamo a rispondere in modo simile a: “Mi chiamo M. e faccio l’impiegato/a, ho 49 anni, sono sposato/a con A. e sono papà/mamma di 2 figli”. Frasi come questa se ne leggono e se ne dicono a bizzeffe ogni giorno.

E’ vero, il lavoro che svolgiamo può raccontare molto della nostra personalità, che lo abbiamo scelto consapevolmente o meno. Ed è pur vero che l’impiego che abbiamo riflette nodi e blocchi che dobbiamo imparare a sciogliere, oltre a dare l’opportunità alla nostra Coscienza di evolversi secondo i disegni dell’Anima per questa nostra incarnazione terrena. Esso ci consente di sviluppare determinate qualità, per questo motivo è importante domandarsi per quale motivo abbiamo un certo tipo di lavoro piuttosto di un altro. Tuttavia questa è una riflessione che esula dall’articolo di oggi, perché ciò che rappresentiamo per lo Stato, il Sistema e la società è solo un piccolo aspetto materiale della nostra esistenza, non è che un’altra delle tante maschere indossate dalla nostra personalità, ma di certo non rappresenta ciò che portiamo dentro, nel profondo, all’interno del nostro Cuore.

A questo punto mi (e ti chiedo): siamo davvero la nostra professione?

lavoro

Il Sistema ci ha indotti a presentarci in questo modo, a far sì che il lavoro che svolgiamo nella nostra vita materiale sia considerato da noi a tal punto da identificarci con esso, come fosse più di una seconda pelle.

Ci sono persone che conosco che sono state completamente snaturate da un impiego logorante, sempre uguale e con ritmi serratissimi. Questo tipo di lavoro ha convogliato talmente tanto le loro energie in un’unica direzione e per così tanto tempo da annullare e/o condizionare del tutto le relazioni sociali, la vita privata, l’estro creativo, la qualità di pensiero, la propensione al mondo dello Spirito, i valori e i principi personali, gli interessi e le passioni… Per molti anni questi instancabili (si fa per dire) lavoratori hanno rinunciato alla loro vita, per poi ritrovarla solo una volta raggiunta la pensione. E a quel punto hanno riscoperto vecchi talenti che non ricordavano più di possedere, i loro occhi si sono accesi di una luce nuova e i loro gesti hanno iniziato a indirizzarsi verso direzioni costruttive inaspettate.

passioni

Allora ti esorto a domandarti: chi c’è sotto la divisa da cassiera del supermercato? Cosa sei sotto il camice? Che aspirazioni hai al di là della divisa che indossi? Quale Anima esiste dietro la tuta da meccanico?

In fondo, è questione di identità. In cosa ti identifichi? Il tuo corpo, la casa in cui abiti, la famiglia che possiedi, la busta paga che ricevi alla fine del mese, la persona che hai accanto, gli animali che ti accompagnano nella quotidianità, le parole che pronunci, le passioni e gli interessi che porti avanti, i tuoi vicini di casa, gli abiti che indossi… tutto questo dice moltissimo di te, ma non è la tua (vera) identità. Nell’identificarti con una o più di queste cose cadi nell’illusione e finisci per idolatrare inconsapevolmente il mondo che definisci “esterno”. Quante volte, in varie fasi della vita, ti sei domandato/a: chi sono io?

identità

Non ho la risposta in tasca e, se anche l’avessi, non potrei offrirtela. Ognuno di noi ha il compito di scendere in profondità dentro di sé per scoprirlo. La risposta, diversa per ognuno, può arrivare con la velocità di un lampo, oppure giungere lentamente dopo anni di ricerca interiore. Tuttavia, uno spunto per questa riflessione posso dartelo.

La verità è che siamo esseri divini, troppo spesso lo dimentichiamo. E altrettanto spesso scordiamo di essere ben più di un’etichetta sociale dettata da una professione.

Ci sono luci, dentro di noi, che attendono solo di essere accese, talenti che bramano di essere scoperti, qualità che scalpitano per farsi riconoscere ed emergere in superficie… ma noi, presi come siamo dal lavoro che svogliamo quotidianamente “per portare a casa la pagnotta”, non le usiamo, manco sappiamo di averle.

colori

Abbiamo un intero arsenale di talenti, qualità, possibilità, pregi… e non li utilizziamo. Cadiamo nell’inganno dei sensi credendo fermamente che la nostra vita sia fare l’infermiera, il cameriere, la commessa, l’elettricista… quando invece ci sarebbe tanto, tantissimo altro da dire e da scoprire su di noi.

Per questo, una volta tanto, ti rivolgo una domanda che è un invito a sondare in profondità dentro di te per tirare fuori il tesoro che hai e che forse non sai ancora di avere: tu, al di là del tuo impiego, del/della compagno/a che hai accanto, dei membri che conta la tua famiglia, degli hobby che porti avanti… chi sei? Riesci a vederlo? Quale Anima vive dentro l’involucro di carne e ossa che chiami corpo?

Mel

Marzo

Superati gli ultimi mesi freddi dell’Inverno, lo sguardo della Natura e di tutte le sue creature è rivolto senza più indugi verso la Primavera. E’ tempo di Rinascita vera, tangibile, manifesta. Se nei mesi scorsi i semi di questa nuova vita erano stati messi a dimora e avevano iniziato a germogliare sotto il terreno soffice e riparato, ora è il momento di far uscire la Vita allo scoperto, di renderla visibile al mondo intero con impeto e forza prorompente. Ovunque è uno sbocciare di fiori, cinguettare di uccelli, ronzare di insetti. Ogni cosa si rimette in moto, ed è quello che accade anche a noi, alla nostra interiorità, se siamo stati in grado di lavorare bene nei mesi passati dentro la nostra caverna interiore.

ape fiore

Marzo è un mese di transizione da una stagione vecchia a una nuova e, come ogni momento di passaggio che si rispetti, reca con sé energie particolari e che presentano mescolanze con quelle precedenti e quelle che seguiranno. Ecco allora che il tempo meteorologico, in questo periodo, è da sempre considerato pazzerello: si alternano momenti soleggiati e dal piacevole tepore a periodi di freddo che sa essere ancora pungente, costringendoci a vestirci a strati e a portare con noi l’ombrello anche quando sembra che splenda il sole. E in tutto questo rimescolamento di energie – meteorologiche e non – i nuovi germogli e i fiori vengono messi a dura prova: saranno in grado di resistere alle gelate che ancora possono imperversare sulla terra? Sono davvero pronti a dare frutti e divenire espressione materiale dell’abbondanza di Madre Natura, dell’Universo e di tutto il Creato?

boccioli marzo gelate

E noi, siamo pronti a far brillare la nostra luce interiore e a spargere bellezza per il mondo? In questo, Marzo è inclemente come il pianeta da cui trae il nome, Marte, e come il dio bellicoso dell’antichità che a esso corrisponde. In questo mese tutti sono chiamati a dimostrare la propria forza e la potenza degli intenti vitali e di rinascita, nessuno è escluso da questo processo: piante, esseri umani, animali… ognuno deve dimostrare la propria tenacia, perché Madre Natura è generosa, ma per portare avanti il suo compito di Vita ed Evoluzione necessita di guerrieri pronti, forti, determinati a essere la Sua espressione, chiama a sé un esercito di esseri viventi che siano in grado di manifestare la Sua forza vitale, la Sua abbondanza, la Sua energia prorompente. Chi non sa superare le tempeste e le gelate, non vedrà frutti appesi ai propri rami, che ci piaccia o meno.

Il dio Marte, divino padre di Roma, aveva il compito di proteggere e definire la comunità, e lo stesso si riflette nel mese a lui dedicato: è a Marzo che ogni cosa prende forma. Il primo giorno del mese, inoltre, le Vestali accendevano il nuovo fuoco nel tempio di Vesta, dea della terra, simboleggiando così la nascita di un nuovo anno.

terra e marte

A Marzo è caro il numero 3, a cui appartiene secondo il calendario moderno, ma anche all’1, poiché un tempo era considerato il primo mese dell’anno. Il 3 è considerato da tutte le antiche culture un numero importantissimo e perfetto. Il Tao-Te-Ching dice: “Il Tao genera l’unità, l’unità genera la dualità, la dualità genera la triade e quest’ultima tutte le cose.” Tutto l’Universo è composto da triadi: i tre regni minerale, vegetale, animale; gli stati di aggregazione (solido, liquido e gassoso); ogni evento si svolge nelle tre coordinate spaziali (larghezza, lunghezza, altezza); il sole scandisce tre momenti della giornata durante il suo viaggio quotidiano nei cieli (alba, mezzogiorno, tramonto); i colori fondamentali, dai quali derivano tutti gli altri sono tre, il giallo, il rosso e il blu; le stagioni sono composte da tre mesi ciascuna; tre sono pure le fasi della vita (infanzia, età adulta e vecchiaia) e tre le tappe del ciclo di vita-morte-rinascita. Per tutti questi motivi, il 3 è considerato magico da sempre.

Tra il 20 e il 22 cade l’Equinozio di Primavera, e finalmente Luce e Buio sono in perfetto equilibrio (puoi approfondire leggendo il mio articolo “Ostara e l’Equinozio di Primavera“). Questo si riflette anche dentro di noi, soprattutto se abbiamo intrapreso un percorso di consapevolezza. Sono giorni in cui possiamo riequilibrare le parti di noi che ancora sono disarmoniche, facilitandoci il lavoro interiore. Possiamo altresì lavorare sull’abbandono del vecchio e sull’accoglienza del nuovo.

boccioli primavera

La Primavera che comincia questo mese era chiamata Ver dai latini. E’ la stagione dell’epifania della Natura, dove ogni cosa può diventare fonte di meraviglia. Questo sentimento superiore ci consente di connetterci con una realtà diversa, che non è annebbiata dalla mente che tutto vorrebbe conoscere e catalogare. La meraviglia apre i nostri sensi, permettendoci di percepire la sorpresa e di dare inizio all’arte e alla poesia, strumenti che portano ad abbracciare la vera essenza delle cose. In questo periodo dell’anno guardiamo spesso al mondo con meraviglia, come se lo vedessimo per la prima volta, quasi assistessimo all’atto primigenio della Creazione. Siamo testimoni di uno spettacolo incredibile, spesso inconsapevoli che ciò avviene anche dentro di noi in altre forme e con altri meccanismi. Ed è ora che Madre Natura ci insegna a guardare al mondo con occhi sempre nuovi e pronti a cogliere sfumature che fino a poco tempo prima erano dormienti.

La luna di Marzo era chiamata dai Romani col nome di Anna Perenna e la celebravano nel bosco con lo scopo di ingraziarsi la dea, cosicché potessero trascorrere un anno sereno e colmo di felicità. Il nome stesso di questa antica divinità suggerisce le energie attribuite a questo periodo. Contiene, infatti, la sillaba AN, che apparteneva a tutte le dee madri dell’antichità sia in Europa che in Medio Oriente: Danu e Anu per i Celti, Diana per i Romani, Inanna per i sumeri, Annapurna per gli indiani, Sant’Anna per i Cristiani…

diana

Nell’antico germanico questa sillaba indica l’atto del respirare, mentre nel linguaggio sumero era relativa all’acqua proveniente dal cielo. In sanscrito indica l’essenza vitale del cosmo, assimilabile a quella delle acque influenzate a loro volta dalla luna. In gaelico, invece, la sillaba AN sta per “conoscenza”. La Dea Madre, ovvero la forza primigenia e la Fonte di tutte le cose, è respiro senza il quale non esisteremmo, è acqua vitale e vibrante, è energia ciclica in costante movimento e mutamento, ed è Suprema Conoscenza. Lei, con tutte queste caratteristiche, è qui e si manifesta in modo eclatante in questi esordi primaverili, consentendoci di vederla e toccarla con mano.

Non a caso, Marzo è il mese in cui si colloca la festa della donna; se dal punto di vista materiale e della realtà che tutti conosciamo questa ricorrenza fu istituita a seguito di un tragico evento, nei piani più sottili e spirituali essa rispecchia un momento dell’anno in cui le energie femminili sono forti ed evidenti, tanto che fin dall’antichità – come abbiamo visto – era un periodo dedicato alla Dea Madre, alla sua fertilità, al suo essere generosa e amorevole.

gaia mother nature

Proviamo a rileggere la festa commerciale in questa nuova veste spirituale, più legata a ciò che la Natura insegna, e celebriamo la nostra essenza creativa femminile a prescindere dal sesso con cui siamo nati, poiché una parte femminile risiede in ognuno di noi. L’energia femminile non è solo quella atta alla procreazione e alla gestazione, ma la creatività che in essa risiede può donare anche molto altro al mondo che ci circonda (se vuoi approfondire, leggi il mio articolo “Essere donne è avere la magia della Luna fuori e portare la forza del Sole fuori” e “Il tuo corpo è quello della Terra“).

Per il calendario celtico Ogham, Marzo è il mese dell’Ontano, associato alla resurrezione per via della conformazione che assumono i rami di questo albero nel crescere disposti a spirale. Cresce nelle vicinanze dell’acqua e a questo elemento il suo legno resiste senza riserva alcuna. Per questo motivo era usato per la costruzione di palafitte, ma anche per i recipienti del latte.

Con l’Equinozio di Primavera principia il segno zodiacale dell’Ariete, legato all’aurora e al rinnovamento. Il primo plenilunio dell’anno arcaico era dunque quello dell’Ariete, il più potente e importante di tutti per via delle sue forti energie. I giorni a cavallo della luna piena sono ricchi di potere che veniva accolto e impiegato in riti propiziatori per l’abbondanza. Queste usanze sono andate perdute e non sono più seguite dall’uomo moderno medio, ma hanno una grande importanza, pertanto è bene imparare a recuperarle. Inoltre, parlando di “abbondanza” e “fertilità” nella nostra mente si configurano immagini riduttive che si ricollegano a riti arcaici per ingraziarsi un buon raccolto, ma in verità limitiamo di molto il vero significato che queste parole avevano per il mondo antico. In questo momento era fondamentale richiamare a sé le energie arietine, per far sì che i progetti che si avevano per la propria vita potessero fiorire, per richiamare salute incrollabile e, soprattutto, rendere manifesto ciò che si voleva realizzare sul piano magico e spirituale.

ariete segno zodiacale

Segno connesso alle energie di Marte, l’Ariete è influenzato dall’elemento fuoco, inteso sia in  senso creatore che distruttivo. E’ al contempo generoso e caotico, esprime una vitalità incontenibile e chi ha questo segno è solitamente irruento, tumultuoso, agitato…. ma l’Ariete deve essere così: a lui spetta il compito di dare inizio alla Vita, spalanca le porte della Primavera, ma anche dell’immateriale, della bellezza e della ricchezza. Lo fa con decisione, con coraggio e senza indugi, da vero guerriero. E allora assumiamo anche noi un po’ delle sue energie e diveniamo intrepidi iniziatori della nostra Prima-Vera-Vita.

Mel

 

Quando la legge di gravità t’insegna a non cadere

Siccome a quanto pare “Mala tempora currunt sed peiora parantur“, oggi ho intenzione di farvi conoscere una storia.

C’era una volta… Isaac Newton (sì, quell‘Isaac Newton). Lo conosciamo tutti per essere stato un grande scienziato, matematico e studioso, ma forse in pochi sanno che fu anche un appassionato di esoterismo e alchimia, interesse che lo spinse a procurarsi un gran numero di testi e a condurre esperimenti alchemici. Visse nel Seicento, a fianco di altri grandi della scienza,  e… vicino, molto vicino a tutta quella gente che contraeva la peste e ne moriva tra atroci sofferenze. Newton aveva un carattere appassionato e assai curioso e, al tempo in cui la peste nera imperversò in Inghilterra, lui aveva appena 22 anni e studiava al college. L’istituto, tuttavia, chiuse per via dell’epidemia (vi ricorda qualcosa di “vagamente” familiare, forse?) e lui si ritirò nella campagna, approfittando della situazione per approfondire i suoi studi in autonomia.

Risultato immagini per isaac newton

Ritratto di Isaac Newton dipinto da Sir Godfrey Kneller

Lo spirito assetato di conoscenza di Newton lo indusse a non preoccuparsi per la malattia, tutte le sue energie erano concentrate verso qualcosa che riteneva assai più importante di un morbo. In quegli anni, infatti, il giovane scienziato, che sopra ogni cosa ricercava la Verità, era impegnato nello studio della luce e – come dice la leggenda – passeggiava spesso nel suo giardino sotto l’albero di mele che più tardi lo avrebbe ispirato per la scoperta della Legge di Gravitazione Universale. In quella casa di campagna e in quel periodo di tempi difficili, Newton viveva in una dimensione tutta sua, dove non c’era posto per la peste, ma solo per le grandi scoperte volte a conoscere la realtà e a migliorare la vita dell’umanità. Non cedette alla paura e al terrore, morbo che appestava tutti in lungo e in largo per l’Europa, e non si ammalò. Qualcuno dirà che la sua sia stata solo fortuna sfacciata, ma la dea bendata non c’entra… o meglio, “faber est suae quisque fortunae“, e Newton fu unico e solo artefice della propria in un modo semplice quanto il respirare eppure al contempo tanto difficile. Non aveva tempo per preoccuparsi, non si fece influenzare da ciò che gli accadeva intorno, ma si rese autoimmune. In che modo? Non dando energia alla paura e alla forma-pensiero della malattia.

luce spettro

Non ci pensava e, perciò, continuò a vivere in perfetta salute mentre sperimentava e teorizzava grandi scoperte. Così Newton continuò a vivere in una dimensione – la sua – dove ogni energia era assorbita dagli studi sull’ottica e sulla gravità, dove non esistevano morte e malattia e dove c’erano fede incrollabile e impegno costante. Newton non morì di peste, ma si spense anni dopo, avvelenato dallo stesso mercurio che era intenzionato a studiare con tutte le sue forze.

Questa storia, che è vera e non è una favola inventata per gli ingenui, può insegnare molto a tanti di noi, ancora oggi. Dopo quattro secoli.

Viviamo in un momento in cui paura, terrorismo psicologico e psicosi sono diventati argomenti all’ordine del giorno, da vivere nel quotidiano. E non mi riferisco solo al tanto chiacchierato virus che sta paralizzando l’Italia (non lo nomino nemmeno, perché tanto ieri ha avuto un nome, oggi ne ha un altro e domani ne avrà un altro ancora). Siamo dormienti, zombie che si trascinano nella vita e che si lasciano vivere dagli eventi senza riflettere né aprire gli occhi a realtà differenti da quella offertaci dalla nostra vista e dai nostri sensi limitati. Oggi quello da cui pensiamo di doverci tutelare è un virus. Domani sarà qualcos’altro. E in tutto questo non ci rendiamo conto di concentrarci solo sulla paura e sul terrore cieco.

virus mascherina

Pensiamo e parliamo solo a e di quello. La vita si ferma per lasciare a briglia sciolta le preoccupazioni. I luoghi pubblici chiudono, gli impiegati sono costretti a lavorare da casa, gli eventi sportivi e le manifestazioni cittadine vengono sospese, certe zone diventano interdette, i confini si fanno più netti e invalicabili e i supermercati vengono presi d’assalto forse per far fronte a una possibile emergenza. La gente è spaventata, dicono. Gli scaffali dei negozi sono tutti vuoti, dicono. Questo virus è pericoloso per la salute umana, ci raccontano. Anche chi pensa di non credere al contagio ha paura di non trovare da mangiare per i propri figli, si sente dire.

Ma in tutto questo quadro nessuno ci propina una realtà diversa. Nessuno ci dice che tutte queste sono e saranno verità sacrosante SOLO nella misura in cui siamo disposti a crederci. Là dove va la nostra attenzione/energia, essa si manifesterà nella realtà. Attireremo tutti gli eventi verso cui dirigeremo i nostri pensieri. E non è solo una stramba ipotesi spiritualeggiante dal sapore New Age.

Quando i telegiornali, le radio, le istituzioni, i mass media, i colleghi di lavoro, i familiari, ecc. ci propinano notizie di paura e terrore (qualsiasi esse siano), chiediamoci quante di queste emozioni negative ci appartengano e rispondiamoci con estreme sincerità e umiltà. Facciamo una profonda autoanalisi, domandiamoci quale immagine ci stia rimandando il nostro specchio (per approfondire, leggi il mio articolo “Specchio, servo delle mie brame“): abbiamo paura di ammalarci? Siamo soliti abbandonarci alla preoccupazione, all’apprensione? Crediamo di vivere nella povertà e nella paralisi (di idee, pensieri, movimento…)?

malattia

E poi, dopo questo grande ed eroico lavoro di ricerca interiore, pensiamo a Newton, alla sua mela, ai suoi studi sulla luce… ma soprattutto pensiamo alla sua Fede, quella di un uomo che non aveva tempo né energie per altro che non fosse ciò in cui credeva. Sentiva di avere un compito più alto e importante e per questo non alimentava convinzioni inutili dentro di sé. Perciò si salvò.  Perciò non cadde.

E, che ci crediate o meno, qualcuno sperimenta le stesse cose anche oggi. In questo clima teso, morboso e asfittico c’è chi trova supermercati sempre traboccanti di cibo. C’è chi non sente mai la gente parlare degli argomenti che propina il telegiornale, nonostante ne frequenti molta. C’è chi vede e incontra solo gente allegra, che fischietta e canticchia spensierata. Perché accade questo ad alcuni, mentre altri vedono solo supermercati presi d’assalto e parlano con altre persone che manifestano terrore e preoccupazione? Non è il caso ad essere responsabile, ma solo noi, che coi nostri pensieri, le nostre convinzioni e il nostro inconscio creiamo la nostra individuale realtà. Nell’Universo ci sono abbondanza, amore, gioia, salute, ricchezza infiniti per tutti, spetta a noi provarli dentro di noi per manifestarli nella realtà.

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Non cedete. Non cadete. Siate gli artefici del vostro destino, non delegate la responsabilità di crearlo a qualcuno che non siate voi. Mettete le vostre energie vitali in qualcosa di più costruttivo della paura, concentratevi su un progetto, su qualsiasi cosa possa farvi dimenticare tutto il resto del mondo. Siate eroi della vostra storia e abbiate Fede nel fatto che una realtà diversa sia possibile, manifestabile, conquistabile. Solo così potrete non essere contagiati dalla follia collettiva.

Con Amore,

Mel

 

P.S.: Di seguito, alcuni link a miei articoli che approfondiscono gli argomenti qui trattati e spiegano come influenzare positivamente la realtà per diventare maghi delle proprie vite. Per leggerli, potete cliccare sul titolo.

Imparare l’Amore da tutto il Creato

“Per San Valentin, la lodola fa il nidin”, recita un antico proverbio veneto.

Anche quest’anno siamo giunti alla festività intitolata a San Valentino, dedicata agli innamorati, dove protagonisti sono gli scambi di regali ed effusioni all’interno della coppia. Al di là dell’aspetto commerciale della festa, c’è una ragione antica che vale la pena riscoprire dietro questa usanza ormai ben radicata nella nostra cultura.

La saggezza popolare attribuiva alla metà del mese di febbraio le caratteristiche tipiche dell’amore, dell’innamoramento e della procreazione. La Primavera, stagione degli amori, è nell’aria e questa atmosfera invita le coppie di tutto il Creato a gettare le fondamenta per la nuova vita. Gli animali si lasciano andare ai corteggiamenti, gli uccelli iniziano a spargere per le campagne i loro canti d’amore e sui rami degli alberi è un gran viavai. Si cerca il luogo giusto per costruire il nido, ricettacolo di nuove nascite che giungeranno a breve.

nido

Il sole si fa tiepido, scalda il terreno ed ecco sbocciare le pallide primule, i bucaneve d’alabastro e i lucenti narcisi. Delicate come ali di farfalla, fanno la loro comparsa anche le violette, insieme ai dolci fiori del mandorlo e del nocciolo. I primi boccioli si schiudono e il vento ne sparge i pollini, affinché possano originare nuove piante, nutrire gli insetti e la terra.

mandorlo fiore

A fiorire e fruttificare per prime sono quelle piante che più di ogni altre possono dare nutrimento alle creature che hanno affrontato il rigido inverno, conferendo loro vigore e forza per dare inizio alla nuova vita.

La Natura tutta si risveglia dal sonno e lo fa poco a poco, quasi non ce ne accorgiamo, ma il suo ridestarsi è costante e culminerà ad aprile, quando saremo in grado di percepire in modo più vistoso la fanciulla Primavera mentre sfoggia i suoi abiti migliori.

primule

E San Valentino, non a caso, cade sotto l’influenza del segno zodiacale dell’Acquario, visionario, innovativo, generoso. Dagli astri giunge a noi questa energia che reca con sé estro creativo e abbondanza proprio nel momento in cui esse servono. Tutto è un cerchio che pare architettato da una mente cosciente, sincronizzato meglio dei più sofisticati meccanismi. Ogni cosa è equilibrata in maniera perfetta.

Non stupisce, dunque, che questo giorno sia dedicato a un sentimento puro, vitale e dalla forza incredibile.

Se ci fermassimo a contemplare i cambiamenti che la Natura attua intorno a noi, potremmo facilmente renderci conto dell’abbondanza di Amore che ci avvolge, una quantità che non siamo soliti notare quando ci identifichiamo solo nei nostri pensieri, programmi, faccende.

natura

Ho parlato della Natura e del suo promuovere la Vita come fosse quasi una creatura umana, un essere dotato di mente, ma in verità non è così. Gli alberi non fioriscono per dare nutrimento ad altri o per lasciarsi ammirare dagli sguardi umani colmi di meraviglia e stupore. I piccoli non vengono messi al mondo per regolare la popolazione di insetti, ungulati e di altri animali. I fiori non sbocciano per fare un favore alle api. Queste sono deduzioni nostre, tipicamente umane e fanno parte della nostra (limitata) dimensione. Se guardassimo veramente con gli occhi – o meglio, coi sensi – di Madre Natura, vedremmo solo la spontaneità del donarsi, strettamente connessa con il ricevere. Vedremmo uno scambio continuo, un ciclico arricchirsi reciproco.

marmotte

Se il Sistema Natura funziona in modo tanto perfetto e impeccabile è perché esso è privo di aspettativa. Non possiede sentimenti, pensieri, congetture… semplicemente esiste, e lo fa senza condizioni. Si autoregola e si autogestisce seguendo le esigenze dettate dal Qui e Ora, non si contamina di “se” e di “ma”. E allora la Terra si inclinerà spontaneamente seguendo un movimento dettato dalla fisica. Il Sole scalderà il suolo senza pensare che per merito suo rinascerà la Vita; non se ne cura, non ne è cosciente. Il terreno farà sbocciare i suoi fiori con naturalezza, ma non si curerà di chi se ne ciberà o di chi li guarderà. Tutto è offerto senza condizioni, come nella migliore raffigurazione dell’Eden e in questo paradiso perfetto, dove ogni cosa si autoregola da sé come per magia, c’è chi dà e chi prende, e chi prende a sua volta dà qualcosa, bilanciando inconsapevolmente ed energeticamente tutto il Creato. 

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E’ questo l’Amore che la Natura ci invita a scoprire, quello che i greci chiamavano Agape e che è un sentimento superiore, non macchiato da bisogni e aspettative. Secondo Madre Natura, io non fiorisco per far piacere ai passanti; non fruttifico per sfamare altre creature; non scendo come pioggia per irrigare campi e terreni troppo secchi e perciò improduttivi. Secondo Madre Natura, io faccio tutto questo perché sono nato/a per farlo, perché questo è il mio compito, perché è ciò che semplicemente SONO. E va da sé che, naturalmente e senza forzatura alcuna, qualcuno godrà dei miei boccioli teneri, altri si sfameranno dei miei frutti, molti gioiranno della mia pioggia, eccetera.

Ecco che allora anche l’Amore umano può assumere un significato differente, ben più evoluto di quello che conosciamo e al contempo più semplice e naturale. Impariamo ad assecondare l’Energia Vitale del Creato ispirandoci alla Madre Terra e al Cosmo, che sono insegnanti formidabili. Così come accade in Natura, anche la coppia composta da esseri umani dovrebbe fondarsi sul dare e ricevere spontaneo e reciproco, in uno scambio continuo di tesori, talenti, conoscenze… affinché si diventi l’uno/a l’arricchimento dell’altra/o.

Io non ti amo perché tu possa ricambiare il mio amore. Non ti copro di doni per sentirmi importante e farti sentire accettata/o. Non ti coccolo per ricevere attenzioni da te. L’Amore secondo Natura non ha doppi fini, è incondizionato, è un’offerta spontanea di ricchezza condivisa che inizia dall’amare se stessi e dal fiorire e rifiorire del proprio Amore.

Mel