Agosto

Mese preposto alle vacanze, alle grandi feste che aiutano a scaricare tensioni e fatiche dell’anno lavorativo trascorso, agosto è contrassegnato dalla tenacia del caldo, che però cede lentamente il passo all’Autunno di cui mostra già i primi segni, come l’erba ingiallita nei campi, gli alberi stanchi le cui foglie impallidiscono e sbiadiscono, o ancora l’uva che matura sulla vite, segno dell’approssimarsi della vendemmia.

Il nome di questo mese, come quello che l’ha preceduto, deriva da un personaggio, il primo imperatore romano Cesare Augusto. Il numero a esso associato è l’otto, che indica pienezza e quiete e simboleggia l’equilibrio cosmico. E’ un numero che ispira e promette compimento, nuova vita, resurrezione e, come sempre, non è un caso che sotto l’egida agostana si concluda – si compia – il ciclo agricolo con il raccolto, insieme all’auspicio di un nuovo giro di ruota all’insegna dell’abbondanza e della vita.

Ed ecco allora fiorire nel mondo antico una profusione di feste in cui si rispecchia molto della mentalità e delle abitudini della popolazione, celebrazioni di cui abbiamo quasi del tutto perso la memoria, ma che ancora parlano al nostro cuore della profonda connessione con la natura che potremmo ritrovare.

Il calore di queste giornate rimanda sicuramente alla forza del sole, motivo per cui ispirò feste dedicate a divinità e personaggi dallo spiccato carattere solare, come il celtico Lugh e il romano Ercole.

Il primo giorno di agosto era dedicato alla festa di Lughnasadh presso i Celti, che prevedeva lauti banchetti, condivisione del raccolto e tradizioni dedicate al grano (per approfondire, leggi gli articoli “Lughnasadh e Lammas, feste del raccolto” e “Il pane di Lammas trasforma anche noi“). In questo giorno avveniva la grande assemblea del popolo d’Irlanda, che si riuniva a Tailltiu per scopi commerciali e di divertimento.

Grain Child Spirit Of Abundance
Copyright immagine e opera: Victoria Musson

Si celebrava con riti estatici il dio Lugh, che spesso fu associato e sostituito da Apollo in epoca romana, poiché come lui era poeta, medico e suonatore, oltre che fabbro e guerriero. Per la tradizione cristiana, inoltre, è interessante notare come questo primo giorno di agosto segnò la caduta di Lucifero dai cieli, e il nome di quello che sarebbe diventato poi il diavolo rimanda proprio alla luce, al sole. Ma Lughnasadh non era solo festa solare: infatti, in origine era associata alla morte di Tailtiu, madre adottiva di Lugh. Appare piuttosto evidente lo stretto legame tra la morte della dea del grano, falciata dai contadini, e le celebrazioni in onore del figlio divino – il chicco di grano, simbolo solare – seme della speranza per il nuovo ciclo agricolo che verrà. L’antica devozione per la dea fu soppiantata in epoca patriarcale da quella per il dio, ma rimangono e sopravvivono le tracce del periodo più arcaico. Curiosa e interessante è pure la somiglianza di Tailtiu e Lugh con la Vergine Maria e Gesù Cristo, soprattutto in vista della grande festa cristiana dedicata alla Madonna proprio in questo mese.

Ad agosto giungono a maturazione le nocciole e il 5 principia il mese dedicato proprio al Nocciolo secondo il calendario arboricolo Ogham dei Celti. Il frutto di questo albero simboleggia la saggezza interiore e la conoscenza. Si dice che sostando sotto le sue fronde sia possibile ricevere ispirazione artistica. E’ simbolo di fertilità e fecondità associato alla Grande Madre e sono proprio i rami di questa pianta a essere usati dai rabdomanti; per questo si racconta che aiutino a rivelare ciò che è nascosto.

Il passaggio delle Perseidi nei cieli raggiunge il suo culmine intorno al 10 agosto, San Lorenzo, “la notte dei desideri”. Desiderare, dal latino “de-sidera”, significa letteralmente “distanza dalle stelle”. Curioso come una semplice parola appaia contraria al significato che le attribuiamo. Eppure Il desiderio ci allontana effettivamente dalle “stelle”, da ciò che vorremmo veder brillare nella nostra vita. Desiderare significa in qualche modo porsi in una condizione di attesa, aspettativa, speranza, le quali non ci porteranno a ottenere quel che vogliamo, ma solo ed esclusivamente ciò che siamo in quel momento: attesa, aspettativa e speranza.
Io oso, io posso, io voglio: sono questi gli ingredienti di colui che è “con le stelle”, perché egli si con-sidera parte del cielo cupo della notte e della luce degli astri, non cerca al di fuori di sé ciò che sa di avere dentro. Egli si ordina un cambiamento, chiede a se stesso ciò che vuole, perché lui è il Tutto e il Tutto è dentro di lui. Ecco perché per la sera dedicata all’avvistamento di stelle cadenti l’augurio dovrebbe essere quello di cogliete l’occasione per con-siderarci parte di quell’Universo che spesso releghiamo alla volta di un cielo distante da noi, proprio come i nostri lontani antenati che vivevano in comunione con la terra, il cosmo e gli elementi.

Tante sono le celebrazioni del periodo dedicate alle dee, e non è un caso che, per l’appunto, per la cristianità il 15 agosto sia il giorno dell’Assunzione della Vergine Maria. Il vicino Oriente in questo periodo, prima dell’istituzione della festa cristiana, celebrava una Grande Madre, la dea Atargatis.

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Ella aveva il corpo per metà di donna e per metà di pesce, ed era la patrona della fertilità e dei lavori campestri. Questa associazione apparentemente strana tra l’animale acquatico e gli attributi della divinità femminile non deve stupire: acqua, pesci e reti, come ipotizzò la Gimbutas, erano considerati fin dalle civiltà preistoriche simboli della Dea Madre e della terra che rappresentava il suo corpo. La forma a mandorla del pesce, inoltre, richiama la vesica piscis, facilmente accostabile alla vagina femminile, la porta della vita. Con il processo di evangelizzazione dei primi secoli dalla nascita di Cristo, le qualità di protettrice delle attività agricole di Atargatis furono trasferite alla Vergine. A dimostrarlo è il fatto che ancora oggi in alcune zone dell’Armenia pare si benedicano all’Assunta i grappoli d’uva.

In questo mese si collocavano pure le celebrazioni dedicate alle dea Salus, identificata talvolta con Igea, figlia di Asclepio, il dio della medicina. E’ curioso anche in questo caso notare come il simbolo del caduceo, associato proprio all’ordine dei medici e dei farmacisti, derivi da tempi pre-greci e proprio da Igea/Salus, che veniva raffigurata insieme a due serpenti intrecciati. Salus, come indica il suo nome, è dea della salute, perfettamente consona al periodo di pienezza e abbondanza in cui ci troviamo.

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Statua di Igea. Foto tratta da https://eklettico.altervista.org/

La sfilata di festeggiamenti connessi a divinità femminili prosegue con Venere, celebrata nel suo aspetto campestre come prefiguratrice della prossima vendemmia. Anche Iside, Dea Madre dell’antico Egitto assai venerata pure dai Romani, era protagonista di feste e tradizioni che ne richiamavano i poteri.

La tradizione mediterranea vuole che in questo mese sia più facile scorgere Pan e le ninfe danzare nei boschi. A metà del mese cadevano le feste dedicate a Diana Nemorensis e a Giunone Lucina, quest’ultima richiamata come protettrice delle partorienti. Secondo Frazer, la Diana delle selve si univa in uno sposalizio sacro al Re di Nemi e la ricorrenza era celebrata con riti estatici. Il mese si concludeva con le celebrazioni della dea del raccolto e dell’abbondanza agricola, che portava il nome di Openconsiva. Questa divinità – in origine conosciuta dai sabini come Consiva, poi col nome di Opi – era invocata per la protezione delle provviste nei granai.

Tornando invece alle divinità maschili, i giorni centrali del mese vedevano come protagonista il dio Virtumno, colui a cui spettava il compito di trasformare ciclicamente le stagioni. A lui si doveva la maturazione dei frutti, come scrive Properzio. Altro dio ricordato nel periodo era Portuno, divinità delle porte simile a Giano, che si festeggia invece a Gennaio. Torna, dunque, il concetto di varco temporale tra un ciclo che si conclude e uno che si apre, connesso in particolar modo al mondo agricolo e campestre, un tema che si ritrova anche nella ricorrenza romana del Mundus Patet, il 24 agosto.

Il Mundus Cereris – regno della dea Cerere/Demetra – era una fossa circolare che delimitava il confine tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, ed era protagonista di culti misterici ed esoterici della tradizione romana. Tale cavità, situata nel santuario di Cerere, restava chiusa tutto l’anno ad eccezione di tre date (24 agosto, 5 ottobre e 8 novembre), quando la pietra che la copriva veniva sollevata per mettere in collegamento i due mondi. Sappiamo poco dei riti che vi si svolgevano, ma ci è stato tramandato che durante l’apertura del mundus (Mundus Patet), era proibito svolgere attività pubbliche, come combattere guerre e contrarre matrimoni. Ad ogni modo torna la simbologia della Grande Madre dei primordi, colei che presiedeva il ciclo di vita-morte-rigenerazione grazie ai poteri elargiti dal suo utero e dalla sua sacra vulva.

Dopo il Solstizio d’Estate, avanza la metà discendente dell’anno e, con essa, crescono i riti connessi alla morte e all’introspezione, un carattere che si riflette nei temi del Mundus Patet. La natura stessa, come abbiamo visto, parla di discesa e decadimento, e lo fa usando il linguaggio che le è più consono. In questo periodo, infatti, col suo verso udibile dal nostro orecchio, si alza in volo nelle ore crepuscolari l‘Acherontia atropos, anche conosciuta come Sfinge Testa di Morto, una falena che presenta sul dorso una macchia che ricorda la forma del teschio umano.

IL GRIDO DELLA FARFALLA | STERPAGLIE
Acherontia atropos. Foto tratta da https://sterpaglie.wordpress.com/

Ovviamente questa caratteristica ha fatto nascere leggende e superstizioni sul suo conto, che la interpretano come presagio nefasto. Una fama perpetuata anche dall’altisonante nome scientifico dal sapore squisitamente mitologico affibbiatole da Linneo nel 1758. Richiama infatti l’Acheronte, fiume che secondo la tradizione greca era solcato dalla barca di Caronte – traghettatore di anime dal regno dei vivi a quello dei defunti -, e presenta un chiaro riferimento anche ad Atropo, la terza delle tre Parche, colei che recideva il filo della vita umana decretando la morte.

Agosto, infine, è il mese in cui principia il segno zodiacale della Vergine, governato da Mercurio. La terra di questo periodo rispecchia la verginità – l’integrità – del segno zodiacale che domina i cieli, poiché dopo il ciclo agricolo concluso è pronta a ricevere il nuovo seme. Chi è nato sotto questo segno, ama la disciplina e il controllo, è parsimonioso e tende ad accumulare, ma si contraddistingue anche per la serietà, la riservatezza, e lo scetticismo.

How To Understand Virgo Energy And The Element Of Earth. | by ...
Attribuzione immagine sconosciuta.

Il mese di agosto, dunque, ha in se un’abbondanza di temi ed energie con le quali dovremmo imparare a riallinearci, distinguendole in primis dentro di noi. Al pari della terra, venerata nel mondo antico sotto forma delle dee analizzate nel presente articolo, in questo periodo in noi muore qualcosa e ciò crea spazio vuoto uterino per il seme che verrà, quello che germoglierà la prossima Primavera. Così come nel sanguinamento mestruale l’utero espelle la cellula uovo non fecondata e si prepara a un nuovo ciclo, agosto purifica, prepara il campo della nostra interiorità affinché nuovi chicchi di grano possano trovarvi dimora. E il grano è nutrimento, figlio della terra, del cielo e del sole. Cerchiamolo in noi, quel nutrimento. Piantiamolo metaforicamente affinché cresca e s’innalzi, e noi con esso fino a un nuovo giro di ruota.

©  http://www.spondediboscomadre.com

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