Amati tu che gli altri hanno da fare

In questo mio blog cerco sempre di riportare ciò che sperimento sulla mia pelle e traguardi raggiunti in prima persona, perché credo che questo, più che parlare di ciò che non si conosce, sia più costruttivo e d’ispirazione anche per altri che – come lo sono stata anch’io – sono in cerca di risposte. Ho parlato già altre volte di Amore tra queste pagine virtuali (puoi leggere a tal proposito anche gli articoli “L’amor che move il sole e l’altre stelle” e “All you need is love“), ma oggi voglio dedicare a questo sentimento un articolo speciale, che riguarda una forma d’Amore che raramente sperimentiamo e che tendiamo a sottovalutare e rinviare: quello per noi stessi.

Credo che sia capitato a tutti di incappare in frasi e massime da guru sui social e più in generale sul web. Ci viene detto che noi siamo la persona con la quale condivideremo tutta la vita, per cui dobbiamo imparare a rispettarci e ad amarci.

Leggiamo che il nostro corpo è il tempio dell’anima e che dovremmo prendercene cura. E ancora che meritiamo il nostro amore, che finché non impareremo ad amare noi stessi non potremo mai essere amati veramente.

amarsi

Sono frasi bellissime e degne della nostra attenzione, ma, per qualche strano motivo, le leggiamo, magari facciamo un debole sorriso, qualche volta ci intristiamo un po’… e poi passiamo oltre. Dimentichiamo il significato profondo di quello che abbiamo appena letto, non prendiamo più in considerazione quella frase, che suona vuota e quasi priva di senso nella nostra mente.

“Come posso amare questo corpo imperfetto che mi fa sentire giudicato/a da tutti? Come faccio ad amarmi, se non mi sopporto? Come si fa ad amare la spazzatura che vedo in me, le emozioni che mi fanno stare male per un nonnulla, la mia fragilità, la mia arroganza? E poi, vogliamo parlare di quella persona che ho davanti tutti i giorni, che vedo bella e realizzata, piena di talenti che io non posseggo e non possiederò mai? Vorrei avere il suo carattere, le sue qualità, il suo fisico, la sua intelligenza, la sua istruzione, la sua vita… e invece mi ritrovo a convivere con me, che sono tutto il contrario di quello che vorrei essere.”

Ecco cosa si scatena nella nostra mente, quando proviamo a pensare di amarci. Sarei potuta andare avanti all’infinito con frasi simili a quelle che ho riportato, perché ce ne sono a bizzeffe, una più deleteria e dannosa dell’altra.

Ciò che posso dire a te (sì, proprio a te) che stai leggendo questo post, è di imparare a dare valore alla tua unicità. Anche se magari in questo momento non ti viene in mente niente per cui considerarti unico/a, sono certa che col tempo e con un po’ di esercizio imparerai a farlo (un aiuto possono offrirtelo questi miei articoli: “Dona al mondo ciò che sei” e “L’arte di essere contenti“). Nessuno è come te, e non vuole essere una frase fatta, la mia. Ognuno di noi è un Universo a se stante, anche se la scienza, la psicologia e varie filosofie possono descrivere con una certa precisione il tipo di persona che siamo (per esempio con la psicosomatica, l’enneagramma, l’astrologia, la fisiognomica, ecc.). Ci saranno sempre delle sfumature caratteriali differenti fra due persone dello stesso segno zodiacale, per esempio, e anche se le caratteristiche somatiche di un individuo parlano in un certo modo di lui, non è raro che possa sviluppare dentro di sé qualità che differiscono da qualsiasi classificazione.

Detto questo, ti chiedo: pensi mai di essere unico/a e inimitabile? Rifletti sui talenti che solo tu possiedi e che manifesti a modo tuo e tuo soltanto?

Molte volte ci lambicchiamo il cervello perché vorremmo avere un carattere diverso, essere come qualcuno che stimiamo o perché semplicemente rifiutiamo ciò che siamo, senza riconoscere i doni che abbiamo da dare al mondo in un modo solo nostro, senza eguali. Sarebbe molto più semplice, oltre che più salutare, accettarsi così come si è, senza pretendere di più, abbandonando severità e sensi di colpa “per non essere abbastanza” o “per non sentirsi all’altezza di”, “per non essere come lui/lei”.

giudizio

Quel fisico che disprezziamo è in realtà il prodotto di ciò che siamo stati, di tutte le esperienze che ci hanno segnato in positivo e in negativo, ma è anche la nostra missione: fisici snelli e asciutti comunicano un certo tipo di messaggio, fisici robusti e possenti ne trasmettono altri. Ci sono corporature adatte a certi tipi di attività, legate al moto, all’agilità… e ce ne sono altre che offrono a chi le possiede la capacità di essere una forte guida per altri. Ognuno di noi ha la propria missione, espressa anche (non solo) dal corpo fisico che abitiamo.

Impariamo, allora, a dare valore alla forma materiale che abbiamo, cerchiamo di comprenderne i messaggi nascosti. E’ davvero un tempio, e come tale va compreso, curato e amato. Rimanendo su questa similitudine, i templi antichi e le chiese del passato sono state costruite ognuno col proprio stile: celtico, egizio, azteco, orientale, classico, romanico, gotico, barocco, rococò, neoclassico…

notre dame de paris

L’aspetto esteriore e interiore era curato nei minimi dettagli dagli artisti e dai mastri costruttori, per infondere in quell’edificio sacro delle caratteristiche e delle energie particolari e specifiche, che sarebbero servite ai fedeli per leggere visivamente la sacralità del luogo e imparare a rapportarsi con esso, ma era anche una preghiera al cosmo, alle divinità, che quel tempio doveva rispecchiare e identificare, richiamandone le energie. Lo stesso si può dire del nostro corpo che tanto denigriamo.

Lavoriamo sull’accettazione di ciò che non approviamo di noi stessi, sia in ambito fisico che caratteriale. E’ un lavoro eroico, che non ha niente a che vedere con la sopportazione o la repressione, ma si identifica nella gioia: “sono così come sono, lo accetto e mi sento gioioso/a per questo“. E’ un primo, arduo passo verso l’Amarsi. Ci vuole lavoro, dedizione, costanza… e bisogna essere pazienti con se stessi, guide amorevoli per la parte ferita che ancora risiede in noi. Non voglio dire che sia semplice e sminuire il grande impegno che richiede l’imparare a darsi valore, ma basta l’intento, l’impegno costante di voler raggiungere quel traguardo… e prima o poi lo si taglia con immensa felicità.

E, quando finalmente giunge l’accettazione di cuore, non avete idea della liberazione che proverete e dell’Amore che comincerete a sentire per voi stessi e per tutto il vostro Essere.

Siamo bravi a rimproverarci, a ricordare ed elencare tutti i nostri errori, a rivolgerci parole di rancore… ma non siamo altrettanto diligenti nell’amarci, dare conforto a quella parte di noi che ancora sanguina in silenzio. Ti accaniresti mai verso una persona che soffre? Se vedessi qualcuno ferito in mezzo alla strada, lo prenderesti a calci, facendolo sanguinare ancora di più? Penso che la risposta sia “No”. E allora ti chiedo: perché lo fai con te stesso/a?

Quella persona ferita sei tu, è dentro di te, ma non te ne accorgi. La ignori e quando emerge la calpesti senza pietà e la copri di rimproveri e insulti che non rivolgeresti neanche al tuo peggior nemico.

Ritorna con la mente alla tua infanzia e rivivila per un attimo. Quante volte, da bambino/a, avresti tanto voluto fare qualcosa, ma ti è stato impedito? In quante occasioni sei stato/a sgridato/a, punito/a e ammonito/a? Puoi contare tutte le volte che hai ricevuto un rimprovero dagli adulti e ti siete sentito mortificato, schiacciato dal dolore per aver deluso o disatteso le aspettative delle tue figure di riferimento di un tempo? Considera che per un bambino un semplice “No!” da parte della mamma è un trauma paragonabile alla fine del mondo.

bambino interiore

Ti sarà facile comprendere, allora, la portata del dolore che ti porti appresso. Tutte queste emozioni e questi piccoli, grandi traumi sono ancora dentro di te, non si possono cancellare con un colpo di spugna… li hai nutriti per anni senza accorgertene, e sono cresciuti insieme a te, ingigantendosi. E così, la frase “Questo non si tocca, è della mamma”, nella nostra forma adulta si trasforma nel possesso e nell’attaccamento, nella paura dell’abbandono, motivo per cui le nostre relazioni si basano poi sulla gelosia. Ed è solo uno di mille esempi che potrei fare. (Per approfondire: “Schemi mentali: se li nutri, crescono con te” e “Guarire se stessi e la propria famiglia“)

Rispondiamo ancora ai rimproveri che abbiamo ricevuto e ne paghiamo le conseguenze, perché siamo insicuri, bisognosi d’amore e d’affetto. E cerchiamo inconsciamente qualcuno che ci dia ciò che non abbiamo ricevuto, che sia per noi un porto sicuro al quale attraccare. Quello che non sappiamo, però, è che tutto questo è già dentro di noi, nascosto sotto il mare di emozioni e di demoni che ancora ci perseguitano, nonostante siamo ormai adulti e vaccinati.

E allora io mi chiedo… come possiamo non provare compassione per quel bimbo ferito che è ancora lì, dentro di noi, e chiede che qualcuno (cioè noi stessi) lo ascolti, una buona volta? Come possiamo non amarlo, nutrirlo, coccolarlo per tutte le volte che ha ricevuto un’offesa, che si è sentito privato del proprio valore, che non gli è stato riconosciuto un diritto, che gli è stato intimato di tacere e di obbedire contro la propria volontà?

Ognuna di queste cose si traduce in un ambito della nostra vita che disapproviamo, in un aspetto di noi stessi che fatichiamo ad accettare e che non sopportiamo. E cerchiamo altri che possano apprezzarci, perché non siamo in grado di farlo da noi. Ci attacchiamo al partner, agli amici, a fratelli e sorelle… a chiunque possa farci un po’ di elemosina con il suo tempo, il suo affetto, le sue attenzioni, ma non sappiamo che l’unica cura di cui avremmo disperatamente bisogno è dentro di noi.

Perdonatevi, fatevi questo immenso regalo. E amatevi. Amatevi più forte che potete, e fatelo a partire dal vostro bambino interiore, se non riuscite ad amare la vostra forma adulta, perché questo Amore curerà ogni vostra ferita emotiva e vi darà così tanta meraviglia che stenterete a credere di essere l’immagine “nuova” che vedrete riflessa nello specchio tutte le mattine.

Per concludere, una piccola postilla:

Se la tua vita ti fa schifo, amati.

Se il rapporto col tuo vicino di casa è quanto di più simile a una guerra, amati.

Se a lavoro ti maltrattano, amati.

Se soffri la solitudine, amati.

Se tuo marito o tua moglie non ti dà le attenzioni che vorresti, amati.

Se dagli altri ricevi solo approfittamento, amati.

Se i tuoi figli consumano tutta la tua energia lasciandoti sfinito/a, amati.

Se il tuo corpo è sempre acciaccato, malato e/o dolorante, amati.

Se sei vittima di ingiustizie e credi che il destino ti perseguiti, amati.

Se nessuno ti rispetta, amati.

Se hai una professione che non ti soddisfa, che ti prosciuga e non ti dà il valore che credi di avere, amati.

L’Amore è la cura a tutto questo (e molto altro), e se non te lo darai tu, nessuno potrà farlo al posto tuo.

ama te stesso

Non rimandare ancora, dedicati del tempo, siedi in solitudine e rivolgiti parole amorevoli come non hai mai fatto prima. Abbracciati. Innamorati dello sguardo che vedi riflesso nello specchio. Accarezza la tua pelle con dolcezza.

Si comincia così, un passo alla volta. E, con un piede dietro l’altro, alla fine si conquistano le vette.

Mel

 

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