Atmosfere d’Irlanda: diario di viaggio #3

Dopo la visita a Inish Mór, siamo entrati nel vivo della nostra vacanza irlandese. Caricati dell’energia respirata il giorno precedente, ci siamo messi in marcia alla volta di altre spettacolari mete, lasciandoci Galway alle spalle per attraversare il Burren in macchina.

Dunguaire Castle1

Il nostro primo fuori programma della giornata è stato rappresentato da Dunguaire Castle, risalente al 1520. Si è stagliato sulla nostra strada e non siamo riusciti a resistere alla sua austera bellezza. Entrare all’interno del cortile è gratuito, così come girare intorno alle mura seguendo un breve sentiero sterrato per godere della vista dell’oceano sottostante.

Dunguaire Castle landscapes1

E’ un paesaggio particolare quello offerto dal castello, dove la terra bruna si mescola all’acqua salmastra. Qui le piante crescono rigogliose e i fiori hanno colori brillanti, complici anche le frequenti piogge.

Burren1

Il nostro viaggio on the road è proseguito alla volta del Burren, una regione rocciosa spazzata dal vento situata nella parte settentrionale della Contea di Clare. Il suo paesaggio è definito lunare e, soprattutto in alcuni tratti, non è difficile capire il motivo di questa nomea. Il Burren è unico nel suo genere, le rocce che lo compongono sono grige, striate, modellate anticamente dalle acque marine e poi emerse in superficie in seguito a cataclismi geologici di grande portata. La formazione di questa zona si fa risalire a 320 milioni di anni fa, un tempo inconcepibile per la mente umana.

In tempi preistorici la zona era già abitata, a dispetto della sua apparente desolazione, lo testimoniano diversi siti di importanza storica, come il Poulnabrone Dolmen, facente parte di una tomba risalente a 5000 anni fa. Sorge su un fazzoletto di prato punteggiato di fiori, poter sfiorare con lo sguardo un pezzo di umanità così antica scuote qualcosa dentro. Il lastrone orizzontale pesa ben 5 tonnellate e in loco furono trovati i resti di 21 corpi umani insieme a frammenti di vasellame e monili.

Poulnabrone Dolmen1

Camminare sul suolo roccioso del Burren è stato emozionante, con le sue fenditure lunghe e profonde. Nel bel mezzo di zone pianeggianti si stagliano massi di notevoli dimensioni, che abbiamo scoperto più tardi essere stati depositati anticamente dall’avanzamento dei ghiacciai.

Il vento sferzava già le guance quel giorno, ma era niente a confronto di quello che avremmo trovato nella nostra seconda tappa: le maestose Cliffs of Moher.

Cliffs of Moher1.JPG

Le raffiche erano tanto prepotenti da rendere difficoltosa la camminata. A più di un turista è volato via il berretto, spazzato via e irrecuperabile oltre le pareti di roccia. Quello che ricorderò in modo vivido delle scogliere di Moher (oltre al vento memorabile, ovviamente) sono i prati verde smeraldo che fanno loro da cappello, insieme alla moltitudine di fiori di trifoglio, di un rosa delicato che ondeggiano docili alle violente e capricciose folate. E poi il blu dell’Oceano Atlantico, ancor più impetuoso che sulle Aran, insieme all’altezza delle pareti rocciose.

Cliffs of Moher Ireland1

Nonostante la burrasca di vento, abbiamo faticato a trovare la voglia di tornare alla macchina, talmente mozzafiato è stato imbattersi in quei titani schiaffeggiati dalle onde.

oceano atlantico1

 

Ci si sente banderuole in balia degli elementi lassù, dove anche i gabbiani faticano a volare. Le pareti di roccia sono abitate da colonie di uccelli marini, fra i quali i Puffin (o Pulcinelle di mare), che sono diventate il simbolo delle celebri e visitatissime Cliffs of Moher.

Storditi dall’eccezionale tempesta, ci siamo diretti verso Ennis con i polmoni e il cuore pieni di bellezze e abbiamo scoperto in questa cittadina un centro accogliente e colorato.

Anche qui, come nelle altre città visitate, ogni negozio è contraddistinto dal proprio colore, le vetrine sono curate e caratteristiche, persino quelle dei pub.

Dopo la cena e la doccia di rito, ci siamo addormentati per affrontare con energia la giornata successiva, tra spiagge e scogliere selvagge. Ma questo è un altro racconto, ve lo riporterò in un altro episodio di questo diario di viaggio.

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