Così ho superato i miei limiti

Quello di oggi vuole essere un post-confidenze. Se mi seguite, sapete che mi abbandono di rado a questo genere di articoli, ma lungo il mio percorso ho imparato che niente è utile quanto l’esperienza condivisa, per cui eccomi qui.

Nella nostra vita, soprattutto quando ci troviamo a voler intraprendere un percorso spirituale, capita molto spesso di dover combattere con i proprio lati oscuri, quelle parti scomode di noi che facciamo di tutto per tenere ben nascoste, ma che emergono dai flutti dell’inconscio nei momenti meno opportuni. Riconoscere di avere dentro si sé questa profonda oscurità  può far male, ma essa va accettata come parte integrante del nostro essere, se vogliamo davvero evolvere e illuminare il nostro interno e, di conseguenza, la nostra vita.

Io conosco i miei demoni interiori, so quali sono e so che dovrò combattere per risolvere i conflitti che essi generano dentro di me.

E allora veniamo al dunque.

Conoscete il mio amore per la montagna e la natura, quindi non vi dovrebbe essere difficile comprendere quanto possa essere stato doloroso per me non riuscire a camminare. Per molto tempo, infatti, mi sono convinta di non essere in grado di affrontare una salita costante. Sono troppo debole, il mio corpo non regge, ripeteva una voce arrendevole dentro di me. Non ce la faccio, è troppo faticoso. Continuava. Era un continuo chiacchiericcio, non mi abbandonava mai ogni volta che iniziavo a camminare su sentieri di montagna. Erano pensieri talmente radicati in me, che non mi accorgevo neppure di dare per scontato che non avrei mai affrontato un percorso serio di trekking fin da quando ero a casa e mi apprestavo a infilarmi gli scarponi. Tanto lo so che, una volta iniziata la salita, starò male, pensavo. E stavo male davvero! Avevo dei dolori atroci che mi impedivano di avanzare, che mi costringevano a fermarmi sul più bello, talvolta aiutandomi con le mani per far muovere le gambe che non volevano saperne si procedere. Non sto esagerando nulla, sappiatelo: è tutta la verità, nient’altro che la verità.

trekking salitaUn giorno, però, tutto questo è cambiato. Vi ho già raccontato questa storia nel post “Su, sempre più su”, per cui non mi dilungherò oltre, ma grazie alla mia amica Meg del blog Prosit! Prima vivo, poi faccio tutto il resto ho scoperto che potevo farcela, che avrei potuto superare il mio limite.

Mi sono impegnata tanto, credetemi, e in poco più di due settimane, dal non riuscire a muovere un passo in salita sono arrivata a percorrere i 700 metri di dislivello. Non è una grande cifra per chi cammina abitualmente in montagna, sia chiaro, ma per me era un traguardo strepitoso, il meglio che potessi desiderare. Quanto mi sono ringraziata, per essermi data quell’opportunità!

Ma non è ancora il momento di terminare il mio racconto, ho un altro tassello da aggiungere a questo.

Non soddisfatta del miracolo compiuto sulle strade di montagna (perché evidentemente un po’ San Tommaso lo sono anche io), ho ceduto di nuovo al mio demone, quello dell’autosvalutazione.

A un certo punto ho deciso di iniziare a praticare Yoga seguendo dei video su YouTube. Per quanto le posizioni fossero apparentemente semplici, mi sono subito resa conto della mia difficoltà nell’eseguire anche quelle più basilari. E a quel punto sapete chi è subentrata? Esatto, sì: di nuovo la vocina insistente. Sei una mezza calzetta, non riesci neppure a mantenere delle posizioni semplici. Non puoi avere la debolezza fisica di una donna di ottant’anni, diamine! Non ti vergogni? Perché ti metti a fare Yoga, non vedi che non ne sei in grado? E via dicendo, sempre così, ripetutamente.

Praticare lo Yoga è sempre stato uno dei miei sogni nel cassetto, ma non ho mai avuto il coraggio di iniziarlo, non so neppure bene il perché. Lo avevo sottovalutato, credendo fosse molto più semplice, quando in realtà richiede una certa dose di forza. Inconsciamente, mi sono sentita delusa dallo Yoga, perché credevo fosse più alla mia portata. E mi sono sentita un fallimento per non essere in grado di dedicarmi a una pratica così semplice. Il sogno che avevo da più di 10 anni di praticare questa disciplina stava per infrangersi così, inevitabilmente, ma qualcosa è scattato dentro di me.

Adesso basta!, mi sono detta. Devo farcela, che diamine! Non serve a nulla piangersi addosso, praticherò tutti i giorni finché non riuscirò. Poco alla volta i miei muscoli si irrobustiranno, permettendomi di fare le posizioni che ora non riesco a mantenere.

Mettevo a tacere l’altra voce, quella arrendevole e piagnucolona, resa forte dalla mia nuova determinazione.

yogaSapete cosa è successo? Dopo soli quattro giorni sono riuscita a terminare una sequenza di cui all’inizio non arrivavo neppure a metà.

Ho faticato, è vero, ma ce l’ho fatta! Mi sono sentita così grata verso me stessa che non so descrivervi la forte emozione che ho provato.

Ho sentito immediatamente di essermi liberata di un peso enorme, ho trasmutato qualcosa dentro di me, slegandomi dalla convinzione di non essere abbastanza, di non valere nulla, di essere debole e incapace. E, credetemi, quando è un peso che ci si porta dietro da tutta la vita, liberarsene è come riuscire a spiccare il volo.

Vi prego di non soffermarvi sulle posizioni Yoga o sulle difficoltà che avevo in salita che, se paragonate ad altri problemi della vita sono un nonnulla. Concentratevi, invece, sui pensieri e sulle emozioni che provavo.

L’unico limite alla nostra realizzazione siamo noi, è proprio vero. Siamo noi, con le nostre convinzioni, le nostre tare mentali, a porci dei freni, ma in realtà possiamo tutto. Certo, bisogna avere la determinazione e la voglia di apportare un cambiamento, ma se ci sono persone che riescono a camminare sui tizzoni ardenti o che riescono a spaccare mattoni con le mani senza frantumarsi le ossa significa che l’essere umano ha delle capacità immense e che non sa sfruttare. E allora dite Basta! allo vocina che vuole farvi credere che voi non siate nulla, e iniziate a sentire dentro di voi la forza di uno tsunami che avanzando ripete Io voglio! Io posso! Io ci riesco!

Muna

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