Il pane di Lammas trasforma anche noi

Come mi piace sempre ricordare su questo blog e sulla pagina facebook a esso collegata, per quanto l’essere umano possa sentirsi avulso da ciò che lo circonda a livello energetico, egli non è immune ai moti di astri e pianeti e, anche se fatica ad ammetterlo, il suo corpo è permeato dall’Energia Cosmica, che tutto pervade.

A questo proposito, ci stiamo avvicinando al periodo che gli antichi chiamavano col nome di Lammas – o Lughnasadh – un momento particolare per chi viveva la propria vita a contatto con i campi e la natura. Di questa festività tratterò in un articolo a parte nei prossimi giorni, ma intanto mi va di sottolineare che non importa il credo religioso al quale si sente di appartenere: che seguiate il neopaganesimo, il cristianesimo o nessuno dei due non ha importanza, perché le energie del periodo coinvolgono allo stesso modo ognuno di noi.

Quello che stiamo attraversando, dicevo, è un periodo particolare dell’anno. Il moto del nostro pianeta intorno al Sole ha fatto sì che il nostro emisfero, lo scorso giugno, entrasse nella stagione in cui ci troviamo tuttora, l’Estate. L’energia dapprima euforica di questo periodo, data dal Sole che con i suoi raggi ci scalda e permette alla Natura di rinascere, ora, sul finire di luglio, assume sfumature differenti. E’ tempo di trasformare i doni preziosi della Natura, di fare conserve e provviste, sia per gli esseri umani che per gli animali. Ed è la Trasformazione, quella di cui voglio parlarvi oggi.

spighe di granoUn tempo, questo era il periodo dedicato alla mietitura e alla trebbiatura del grano. Per lungo tempo le coltivazioni di questo cereale hanno arricchito i pendii delle montagne con il loro colore oro. Quello del grano è l’oro della rinascita, del Sole che sorge al mattino con tutte le sue potenzialità. E’ la nuova Vita in tutta la sua prorompenza. E’ tempo di pienezza, dunque, il culmine dell’abbondanza di Madre Terra, ed è bene esserne consapevoli, poiché a questo momento di generosità seguirà un periodo più rigido, di risparmio energetico.

Non dobbiamo pensare, tuttavia, a un’abbondanza/carenza solo alimentari: come già detto, l’energia pervade ogni cosa e si riflette in ogni ambito della nostra esistenza.

Il grano, dicevamo, era (ed è ancora oggi) un alimento fondamentale. Da esso, infatti, fin dagli albori della civiltà, si ricava la farina. Le scorte di questo cereale consentivano alle popolazioni povere di sopravvivere alla rigidità dell’inverno e si ringraziava per la sua abbondanza durante i mesi estivi, perché ciò avrebbe significato sopravvivere alla stagione più lunga e più fredda dell’anno.

Il grano è presente come simbolo in molte culture antiche, proprio per la sua importanza. Una tra tutte, quella Egizia, nella quale il grano era associato al dio Osiride.

“Che io viva o muoia, io sono Osiride, io penetro in te e riappaio attraverso la tua persona; in te deperisco e in te cresco. Gli dèi vivono in me perché io vivo e cresco nel grano che li sostenta.”

14034797_1079690775447766_4171944822691533976_nOsiride, patrono della resurrezione, veniva considerato anche protettore della vegetazione: delle statuette di argilla che lo rappresentavano venivano sepolte nel periodo della semina per stimolare magicamente il raccolto. Osiride veniva spesso raffigurato steso orizzontalmente e dal suo corpo nascevano ventotto spighe rappresentanti i giorni di una lunazione. La pelle del dio veniva tinta con il colore verde, a simboleggiare la vegetazione che grazie a lui è rigogliosa. Inoltre, il corredo funebre dei defunti veniva arricchito con uno stampo di argilla rappresentante proprio la sagoma del dio, all’interno del quale venivano seminati dei chicchi di grano che sarebbero germogliati nella tomba del defunto, propiziandone così la resurrezione.

Il grano, dicevamo, veniva macinato nei mulini, e lì, in quei luoghi avveniva la prima Trasformazione: dal chicco si ricavava la farina, e la farina è l’ingrediente essenziale di una pietanza che viene consumata quotidianamente sulle nostre tavole: il Pane. Esso, dunque, rappresenta la seconda Trasformazione. Fatelo, quel Pane. Impastatelo in questi giorni e lasciatevi pervadere dalla meraviglia della trasformazione da farina a impasto lievitato. Può essere un gesto meditativo, se svolto con consapevolezza, un atto che ci avvicinerà maggiormente alla trasformazione ultima, di cui vi parlerò a breve.

pane - lammas - granoIl Pane, per la gente del passato, era una ricchezza. Era ed è ancora un vanto, un simbolo di abbondanza e ringraziamento. Col Pane sulla tavola si rendeva Grazie a Madre Terra per il raccolto appena svolto, ma anche a Dio, che permetteva all’uomo di sopravvivere grazie ai doni della Terra che lui concedeva ai propri figli.

Nel Vangelo si legge che Gesù spezzò il Pane e rese Grazie, dicendo che esso è il corpo del figlio di Dio offerto in sacrificio per l’umanità. Analizziamo meglio queste parole, cerchiamo di andare più in profondità rispetto alla mera apparenza. Potremmo considerare il Pane come il corpo della Terra, leggendo in chiave nuova questo passo del Vangelo. E il corpo della Terra è anche quello di Dio, dell’Energia Universale, il Grande Spirito che tutto pervade. E’ un corpo trasformato, poiché dal seme è stata tratta la farina per plasmare poi una forma nuova. E arriviamo così alla terza e ultima Trasformazione.

campo di granoEssa avviene dentro di noi. Con il gesto di portarci il Pane alla bocca, introduciamo in noi il frutto della trasformazione, dell’abbondanza e della gratitudine. Ecco la chiave per attraversare nel modo più giusto questo periodo dell’anno. Mangiando il Pane con consapevolezza, possiamo portare dentro e fuori di noi la trasformazione che vogliamo vedere avverata. Ci poniamo nella condizione di ricevere abbondanza, ma possiamo ottenerla davvero nella nostra vita solo se utilizziamo l’ingrediente fondamentale: la Gratitudine. “Spezzò il Pane e rese Grazie”, dice il Vangelo. Se si è in grado di ringraziare per ciò che non si è ancora ottenuto, per ciò che si possiede già e, meglio ancora, ringraziare incondizionatamente, avverrà in noi la terza trasformazione. E, badate: non sto parlando di religione. Mi riferisco a uno stato profondo, un modo di essere e di esistere in comunione con tutto quello che ci circonda. Essere grati senza condizioni non è semplice: è un Grazie che viene dall’Anima, un Grazie che, se donato spontaneamente e senza aspettativa, creerà intorno a noi un campo energetico potente, che sarà in grado di attrarre miracoli, positività e abbondanza.

A proposito delle trasformazioni grano-farina-pane di cui vi ho parlato fin qui, vorrei concludere questo articolo rifacendomi a una delle sette leggi universali attribuite a Ermete Trismegisto.

Come in alto, così in basso: i moti celesti hanno condotto la Terra e i suoi abitanti in questo periodo stagionale, e noi risentiamo delle sue energie.

Come dentro, così fuori: mangiando con consapevolezza il Pane, che è il frutto della trasformazione, possiamo trasmutare la nostra realtà interiore ed esteriore.

Come l’Universo, così l’Anima: l’Energia di questo momento ci chiede di ringraziare e  godere appieno di quello che abbiamo conquistato con fatica.

Queste caratteristiche si protrarranno fino al periodo autunnale, quando ci sarà un nuovo simbolo trasformativo di cui parlare: il Vino.

Che la vostra Trasformazione sia grandiosa!

Muna

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