Camminare lentamente

Quante volte sono passata davanti a Isolabona, un piccolo paese dell’entroterra ligure, senza mai accorgermi della sua bellezza! Accade così con molte cose, purtroppo. Ci passiamo e ripassiamo davanti, senza mai fermarci davvero a guardare, a osservare.

Isolabona è un piccolo borgo con case di pietra, tutte costruite in riva al torrente Nervia. Chi avrebbe mai detto che quel paesello che dalla strada appariva quasi disordinato in realtà fosse tutto il contrario? Le apparenze ingannano, è proprio vero.

Ciò che ad un primo impatto può sembrare brutto, banale o poco interessante, potrebbe rivelare invece delle splendide sorprese. Non siamo più abituati a osservare con attenzione il mondo che ci circonda, siamo troppo occupati a correre chissà dove, troppo frettolosi per poterci fermare a guardare con gli occhi e con il cuore quello che ci sta intorno. Avete mai riflettuto, per esempio, sulle distanze? Oggi per noi è scontato prendere l’auto e spostarci, lasciando che case, città, paesaggi sfilino e scorrano dietro il finestrino, come le immagini impazzite del filmato di una videocassetta mandato avanti a tutta velocità nel registratore.

Per andare a lavoro nella città vicina si prende l’auto o il tram o il treno; per andare a trovare parenti lontani o visitare paesi esotici si prende l’aereo… Ed ecco che tutto diventa piccolo dall’alto, tutto assume una nuova prospettiva, più generica, più ampia, ma priva di particolari.

Un tempo ci si doveva accontentare delle proprie gambe per coprire distanze più o meno ampie; camminando a piedi ci si imbatteva in mille esperienze diverse, gli occhi venivano rapiti da una miriade di particolari, dettagli, che oggigiorno invece sfuggono allo sguardo, l’uomo si è disabituato all’osservazione del luogo in cui vive.

Si toccava tutto con mano, il paesaggio si doveva assaporare e conoscere fino all’ultimo centimetro per non perdere la strada di casa, o comunque per trarre dal luogo tutto il possibile per poter vivere.

Oggi, passeggiando per i vicoli stretti e bui di Isolabona, gustando l’aria umida del torrente sottostante, mi è tornato in mente un libro bellissimo, “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. L’autore qui racconta il suo anno vissuto in oriente senza prendere l’aereo. Essendo un giornalista professionista, aveva bisogno di spostarsi anche velocemente per inseguire le notizie che servivano al suo lavoro, eppure quell’anno, un po’ per sfida un po’ per una profezia fattagli da un indovino, decise di prendere il mondo più lentamente e di assaporarlo in modo diverso. Ed ecco che tutto quello che aveva sempre visto dall’aereo adesso gli appariva incredibilmente nuovo.

La stessa cosa è accaduta, nel mio piccolo, a me. Sono sempre passata con la macchina davanti a Isolabona e non mi ero mai interessata a fermarmi. Oggi mi sono ritrovata a percorrerla a piedi e davanti ai miei occhi si è rivelato un piccolo gioiello. Isolabona, come d’altronde accade con molti paesini dell’entroterra ligure, è esattamente come un’ostrica: da fuori potrebbe sembrare poco invitante, ma guardando al suo interno, si trova una perla candida, perfetta, brillante e preziosa.

Dovremmo imparare davvero a camminare più lentamente e a goderci di più gli istanti, i luoghi, le persone che ci circondano perché, come dice Terzani:

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.”

Muna

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