Le Janas, fate della Sardegna

In Sardegna sono stata due volte in vacanza, ormai una decina di anni fa. Le mie origini materne sono ad Alghero, e in qualche modo mi sento legata per filo indiretto a questa terra ricca di miti e cultura. Mio nonno non si è mai abbandonato a racconti prolissi sulla sua terra, quando era in vita, e così mi sono dovuta avvicinare alle mie radici attraverso gli occhi e i racconti di altri.

Conoscevo le Janas fin da quando ero bambina, ricordo che le trovai citate su un libro di fiabe e mi rimasero impresse.

Domus De Janas Buddusò necropoli di Ludurru

Domus de Janas, Buddusò, necropoli di Ludurru

Queste creature del folklore sardo devono il loro nome, pare, alla romana Diana. Una conferma di questa derivazione la darebbe il fatto che, come Diana era considerata la dea verginale per eccellenza, così anche le Janas sono chiamate Virghines. Molteplici sono i nomi con le quali sono chiamate queste fate, ora benevole ora malevole, a seconda del luogo d’origine. Alcuni le dipingono come creature buone, altri affibbiano loro caratteristiche che le fanno somigliare più a streghe o vampire. Su una cosa, però, pare che tutti i sardi siano concordi: le donnine abitavano le Domus de Janas, che altro non sono che tombe prenuragiche scavate nella roccia.

La cultura sarda è ricca di spiriti e figure mitologiche, tanto che non ha proprio nulla da invidiare al folklore irlandese o scozzese. Le Janas somigliano almeno in parte alle genti delle Colline del nord Europa, al popolo dei Sidhe, e anch’esse vivono nel sottosuolo.

Hanno dimensioni ridotte, pare siano alte tra i 25 e i 70 centimetri appena, e sono spesso associate ad animali piccoli, scaltri, agili e veloci, difficili da acciuffare. Il loro aspetto, dunque, è leggiadro, si crede che vestano di rosso e che indossino un fazzoletto a fiori sul capo. Dalle loro case non escono mai, se non al crepuscolo e di notte, perché il sole nuoce gravemente alla loro pelle bianchissima.

Così riportava Grazia Deledda nel suo Canne al vento:

“La giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. […] Le janas, piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro dimore a tesser stoffe d’oro in telai d’oro, ballavano all’ombra delle grandi macchie di filirèa, mentre i giganti s’affacciavano fra le rocce dei monti battuti dalla luna. […] Specialmente nelle notti di luna tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli: l’uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza, come gli spiriti han rispettato lui durante il corso del sole; è dunque tempo di ritirarsi e chiuder gli occhi sotto la protezione degli angeli custodi.”

Un tempo erano molto benevole e generose verso gli uomini, e spesso li aiutavano con il bestiame o spostando per loro carichi pesanti, ma la malvagità di questi ultimi le fece fuggire e di esse rimasero solo le dimore. Si dice che da qualche parte abbiano nascosto un grandioso tesoro, rimasto ancora oggi inviolato.

Secondo un’altra leggenda, le Janas non sarebbero delle fate, ma gli spiriti dei morti che sono rimasti confinati nelle Domus de Janas, oppure ancora spiriti guardiani di tesori e sorgenti dalle doti miracolose.

eleuterio-pagliano-italian-1826-1903-la-filatrice - JANASA Sassari si ritiene che siano delle incantatrici e abbiano una voce bellissima. Nella zona di Cagliari, invece, si pensa vengano da paesi lontani e siano ricchissime e leggiadre. Ad Aritzo si racconta che siano dotate di  un’intelligenza straordinaria e che siano molto operose: si costruiscono da sole le loro abitazioni, coltivano il grano per farne poi il pane e raccolgono erbe officinali. In Barbagia, invece, vengono dipinte come fate né malefiche né benefiche nei confronti degli esseri umani. Si credeva che nelle giornate di sole mettessero ad arieggiare gli arredi delle loro dimore, per ritirarli in fretta e furia non appena sentivano qualcuno avvicinarsi, chiudendo l’entrata alle loro dimore con dei massi pesanti. In Ogliastra le Janas sono conosciute per una caratteristica un po’ mostruosa: i loro seni, infatti, pare siano così sviluppati da dover essere gettati dietro le spalle, allattando al contempo i figli che portano in ceste di vimini dietro la schiena. Nella zona di Isili si racconta che fossero abilissime tessitrici e che i loro telai fossero d’oro. Alcuni sostengono di sentire ancora oggi i telai muoversi durante la notte. Come molte antiche divinità legate alla tessitura, le Janas conoscevano il futuro e avevano potere decisionale sul destino degli uomini. A Tonara erano creature terrificanti: erano solite stendere davanti alle loro dimore dei teli tanto immacolati da abbagliare i viandanti. Allora venivano portati in qualche grotta, dove veniva succhiato loro tutto il sangue. Come conseguenza a questo comportamento, la Jana rimaneva incinta. E’ curioso notare come, secondo alcune legende, la società delle Janas sia simile, per certi aspetti, a quella delle api: infatti, la funzione riproduttiva di cui abbiamo parlato sarebbe delegata a una sola di loro, la Regina delle Janas (Jana Maista).

Quale sia il confine tra realtà e fantasia, è impossibile dirlo. Il fascino di queste creature resta indubbio, tanto che ancora oggi sulle Janas si raccontano storie per intrattenere o spaventare i più piccoli. Sono radici di una pianta antica e dura a morire, persino in un’epoca come la nostra in cui fiabe, superstizioni e leggende sono sempre più coperte dalle erbacce dell’incuria.

Muna

Fonti:

 

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