Fare spazio al cambiamento

Nel lungo percorso che è la vita, può capitare di perdersi in se stessi.

Può succedere che, da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, non ci si riconosca più. Si guarda la propria vita come se appartenesse a un’altra persona.
Quello che prima ci appassionava, ora non ha quasi più alcun significato, ci sentiamo svuotati. Ci stiamo trasformando da bruco a farfalla, e strappare via la crisalide, abbandonando tutto quello che siamo stati, è a tratti molto doloroso.

Eppure in fondo al cuore c’è una consapevolezza strana, una voce che dall’interno urla che ci stiamo solo sbarazzando del superfluo per lasciare spazio a qualcosa di meraviglioso, di infinitamente più bello: la nostra Anima.

In momenti come questi, una domanda sorge spontanea: cosa è superfluo in me? Cosa posso e voglio abbandonare? Come ritrovo il mio equilibrio?

Innanzi tutto, c’è una cosa per ogni tempo e un tempo per ogni cosa.

Prenditi del tempo per comprendere cosa, di tutto quello che sei stata/o, ti appertenga ancora. Se non provi più piacere a disegnare, a guardare un film diverso tutte le sere, se cucinare piatti prelibati non ti soddisfa più e ti sembra banale, inutile, allora non farlo! Non forzarti a essere quello che non sei più, perché così facendo non fai altro che rendere più lento e doloroso il tuo bellissimo cambiamento.

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È un po’ come la  sensazione che si prova quando ci si mette un cerotto per proteggere una ferita e poi, quando andiamo per togliere il cerotto, anziché strapparlo via con forza e decisione, ne solleviamo un angolino alla volta provando un gran male per via della colla che resta attaccata alla pelle e per la nostra paura di provare dolore.

Cerca di rendere più facile il cambiamento, non ostacolarlo.

Mettiti in ascolto di ciò che emerge dalle profondità del tuo essere e domandati che cosa stia catturando la tua attenzione, che cosa richiami la tua energia.

apatiaRiposa, ne hai bisogno. Prendi del tempo per te, a costo di restare seduta/o sul divano a fissare il vuoto per un tempo più o meno lungo. Non è tempo sprecato o perso, ma dedicato a te, al tuo interno. Cosa credi che faccia il seme, in inverno?

Se ne resta in attesa, al buio, sotto terra. Aspetta il suo momento, attende che arrivi per lui il tempo di agire, di aprirsi e tirare fuori tutte le sue qualità.

Ecco, in questo momento tu sei quel seme nascosto nelle profondità della terra: vedi le tue ombre, hai paura magari.

Eppure in te c’è qualcosa, non sai dargli un nome, ma lo senti: è uno strano formicolio interno, come un brivido profondo che ti scuote, un battito diverso.

È il battito d’ali della farfalla che stai per diventare, solo che stenti a riconoscerlo.

È la voglia che hai di mostrare a te e al mondo le tue doti, i tuoi fiori, le tue ali variopinte… chiamala come preferisci, ma sai che c’è.

Come fare, allora, per tirarla fuori?

Ebbene, smetti di soffrire per quello che è stato, per ciò che ti sei lasciata/o alle spalle. Smetti di indugiare sulla pelle del bruco, cerca il tuo modo di spiccare il volo. Forse il disegno non farà più per te, ma scoprirai di voler andare ogni giorno al museo ad ammirare l’arte con occhi nuovi.

Forse non avrai più voglia di guardare serie tv, ma ti metterai a scrivere storie tutte tue, cosa che prima non avevi mai fatto.

È vero, hai perso alcune cose che ritenevi importanti, magari, caratteristiche che costituivano la tua personalità. Le hai perse, non lo metto in dubbio. Ma chiediti a cosa stai andando incontro.

Hai rinunciato a una parte di te che credevi bella, alla quale ti eri affezionata/o, ma lì, proprio dietro l’angolo, c’è una parte di te che non hai mai conosciuto. Non hai voglia di guardarla in faccia e scoprire cosa ha in serbo per te? Se solo glielo permetterai, saprà mostrarti meraviglie che neppure ti sogneresti ora, occupata/o come sei a vedere solo quello che ti stai lasciando alle spalle.

Ma io non mi riconosco! Chi è questa persona diversa, dentro la quale mi trovo a convivere?, dirai tu.

chi sonoMetti a tacere il tuo chiacchiericcio mentale nei momenti di maggiore crisi, non lasciare che la mente rovini la tua trasmutazione. Non è vero che non ti riconosci, quella parte di te che adesso sta emergendo c’è sempre stata, ma l’hai sepolta inconsapevolmente in un mare di terra. Nei momenti più bui non concentrarti su quello che non vedi, non disperare per questo: cerca la luce, accendila, sentila viva dentro di te. E allora pensa positivo, anche se sei distrutta. Pensa solo a cose piacevoli, fai una passeggiata in un luogo che ti piace, o immagina di farla, se non puoi andare dove vorresti. Ascolta musiche rilassanti, che possano predisporre il tuo animo alla tranquillità di cui hai bisogno, permettendoti di svuotare la mente. Fai degli scatoloni – figurativamente parlando – di tutto ciò che vuoi abbandonare o che senti non appartenerti più, chiudili, fai spazio alla novità. Nelle scatole metti anche i pensieri deleteri, quelli che ti sviliscono e ti fanno sentire sempre inadeguata: non ti servono. E ora, per concludere, ti lascio una filastrocca che potrà esserti utile, per comprendere meglio come lasciare il posto al nuovo, abbandonando il vecchio:

“Aiuto, sto cambiando!” disse il ghiaccio.
“Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo cigolìo! Ci sono gocce, non ci sono io!”
Ma il sole disse: “Calma i tuoi pensieri:
il mondo cambia, sotto i raggi miei.
Tu tieniti stretto a ciò che eri
e poi lasciati andare a ciò che sei.”
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento.
Non ebbe più paura di cambiare
e un giorno disse: “Il sale che io sento
mi dice che sto diventando mare.
E mare sia. Perché ho capito, adesso:
non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso.

Filastrocca dei mutamenti, Bruno Tognolini

Buon cambiamento!

Muna

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